Non possiamo che sposare e sponsorizzare la proposta di Paolo Caputo che abbiamo avuto ospite lo scorso maggio qui ad Orvieto in un interessante “Laboratorio di Economia Possibilista” al nostro Palazzo dei Sette.

PMI e crisi: reagire si deve, reagire è possibile…nell’era digitale.
I media annunciano un ulteriore inasprimento fiscale, oltre un miliardo di tasse in più alla PMI. Questa politica incrementa il fenomeno della evasione di sopravvivenza, delle prestazioni scadenti per ridurre i costi, delle insolvenze bancarie, della ricerca di vie di uscita nel sommerso, di ulteriore accelerazione della mortalità del tessuto imprenditoriale tipico italiano.
Le PMI possono e devono reagire alla crisi; esse avvertono nell’immediato che è causata dal crollo dei consumi, dalla concorrenza cinese interna e da quella importata dal capillare neomercantilismo “brandista” nostrano, dalla ipertrofica tassazione.
Si fanno dibattiti, ottime o pessime ripetute parole, con hostess e buffet, si parla ma non si propone nulla se non lamentose richieste di detassare oppure richieste di avere fondi pubblici o finanziamenti bancari.
Prevale ancora la tendenza ad aspettare o cercare l’intervento dal pubblico, iniziative queste che fanno bene al terziario dei servizi di consulenza e alle strutture partecipate che prendono gli appalti istruttori, ma spesso finiscono solo per aggravare le situazioni dei “veri” imprenditori che le seguono a causa dei ritardi nella erogazione e i farraginosi meccanismi burocratico – istruttori.
Oppure si attendono i grandi piani di una fantomatica reindustrializzazione calata dall’alto o ancor di più ipotesi molto belle della nascita della imponente green economy politicamente imposta.
E nella attesa l’economia reale del mercato muore.
Allora bisogna agire dal basso.
Certamente esistono modalità di reazione possibili che non sono state prese in grande considerazione per le peculiarità individualistiche dei nostri imprenditori, come ad esempio la costruzione di reti di impresa (in tutte le loro potenzialità e diverse finalità).
Alla base si deve riprendere la vocazione italiana alla “fatica” alla capacità dei nostri genitori (o nonni) di “saper fare molto e di qualità con poco”, di rinunciare oggi per il futuro.
Stanno finalmente prendendo forma, sporadicamente, iniziative dal basso come i gruppi di acquisto popolare, l’azionariato popolare, la raccolta fondi popolare, i consorzi PMI di produttori per la vendita diretta. Continua a leggere PMI e crisi nell’era digitale