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L’acqua dell’orticello di casa

Un’apparente dicotomia nella proposta politica delle forze più vicine ai temi dell’ecologia, dell’efficienza energetica e del vivere comune può manifestarsi nell’apparente tranquillità dei temi più scontati e di buon senso. Chi si preoccuperebbe, ad esempio, di un orticello nel giardino di casa o del condominio? Nessuno dovrebbe no? Anzi c’è chi, come il Movimento 5 Stelle, auspica una sempre maggior creazione di orti che permettano di puntare ad una maggior sostenibilità alimentare ed ad una riduzione degli spostamenti per la spesa. Anzi in tempo di crisi poter risparmiare qualche soldino per zucchine e pomodori, fragoline, per prezzemolo e basilico, per gli agli, le melanzane e per le cipolle è di certo meritorio quindi avanti con gli orti, saremo anche certi della presenza o meno di fertilizzanti e pesticidi, saremo sicuri della provenienza e saremo certi che comunque sono a chilometro zero.

Però l’orto va innaffiato… anche spesso. Ora se avete un impluvium per la raccolta d’acqua piovana, beh in questo caso finché piove siete a posto (zanzare a parte che comincerete a produrre in quantità industriale, sempre che non avveleniate l’acqua con pesticidi vari che poi finiranno nell’orto), in un’estate come questa del 2012 rimarrete comunque rapidamente a secco, e l’orto con voi, giusto il mese prima del raccolto.

Che fare? Usare l’acqua del rubinetto? Beh… questo invece cozza con ogni politica di risparmio idrico e spesso cozza anche con le ordinanze dei sindaci che in ogni estate secca prevedono multe salatissime per l’uso non alimentare o strettamente igenico? Usare strategie a bassa tecnologia come i vasi a riserva d’acqua? Gli stessi sindaci vi ordineranno di svuotarle o multeranno, nelle riserve sottovaso infatti si annidano le larve delle zanzare ed ogni estate l’ordinanza contro la proliferazione degli insetti, fatta su proposta dell’ASL, non manca mai.

Orti alternativiInsomma un problema apparentemente semplice ma che in realtà investe diverse sfere del vivere della comunità e personale.

Ma non vorrei, come molti, limitarmi a porre il problema su quanto detto qui sopra, la mia personale proposta civica, infatti, è:

  • Formazione: Incentivare l’attività di creazione degli orti di casa fornendo un contributo in termini di formazione con adeguati e moderni corsi di orticultura da giardino e, perché no, da balcone organizzati col contributo del comune e proposti in manifestazioni pubbliche ed, in forma di poster ed argomento di studio, nelle scuole.
  • Modernità: Incentivare l’uso, in vaso, dei Polimeri Super Assorbenti (SAP), materiali comunemente usati in giardinaggio che permettono l’assorbimento, ad esempio durante le piogge, di grandi quantità d’acqua per poi cederle al terreno lentamente quando questo diventa molto secco. L’incentivazione avverrà con un voucher, un buono, richiedibile annualmente per abitazione in comune atto a coprire il 50% della spesa fino ad un tetto massimo da fissare in rapporto alla misura dell’orto.
  • Risparmio: Incentivare anche l’uso dei gocciolatoi per limitare il consumo generale d’acqua durante il periodo di libero utilizzo favorendo quindi il riaccumulo in falda. Contributo alle spese su presentazione e valutazione progetto.

Il Paradosso di Jevons

Nel 1865 William Jevons, nel suo libro The Coal Question, osservava che il consumo inglese di carbone era cresciuto dopo che James Watt ebbe introdotto il motore a vapore (alimentato a carbone), che aumentava notevolmente l’efficienza energetica del precedente motore di Thomas Newcomen. Ci si attendeva secondo buon senso una diminuzione  del consumo dovuta al risparmio di carburante che questi motori permettevano ma non andò così, anzi…

Il “Paradosso di Jevons” afferma che “i miglioramenti tecnologici che aumentano l’efficienza con cui una risorsa è usata possono fare aumentare il consumo totale di quella risorsa, invece di diminuire”.

In realtà nelle teorie economiche attuali non è affatto considerato un paradosso ed è generalmente considerato tacito che l’aumento di efficienza si traduce normalmente in una diminuzione di costi che, in genere, aumenta i consumi. In pratica i consumatori s’ingolosiscono del bene output di questa maggiore efficienza, che avrà quindi adesso un minor costo, e ci si avventano sopra, a condizione che la domanda del bene in questione sia sufficientemente elastica.Il Paradosso di Jevons e le auto ibride

Infatti se la domanda è rigida, una variazione di prezzo non indurrà sensibili variazioni nel consumo dell’output, e quindi indurrà una diminuzione del consumo dell’input della risorsa. Viceversa se la domanda è elastica, quindi variazioni nel prezzo producono significativi aumenti nel consumo dell’output, ci saranno incrementi anche nell’input. Si tratta di quello che viene chiamato ‘effetto rebound’. Ogni politica civica che punti a strategie di efficienza e risparmio dovrà confrontarsi spesso con problematiche che possono sfociare in effetti apparentemente paradossali come quelli che descrive Jevons, facendo tesoro delle esperienze del passato per non trovarsi impreparati in futuro.

Traffico permettendo

Orvieto è una cittadina interessante, spesso ignora e passa sopra a problemi vitali come l’arsenico nell’acqua del rubinetto e poi, poi si va ad impelagare ed arrovellare in furibonde discussioni sul traffico… già proprio sul traffico, e magari sulle sue gravissime conseguenze come l’inquinamento acustico e quello atmosferico, troppo spesso, ed a sproposito, utilizzate come leva di pressione per ottenere dei velleitari cambi di viabilità, assolutamente non inseriti nel quadro delle esigenze Orvietane e senza neanche un’idea della città futura desiderata.

Giornata normale a Torino, giornata fluida a Roma, Napoli o Milano

Chi non conoscesse questo territorio sappia che parliamo di uno dei comuni più estesi d’Italia e con i suoi ventunomila abitanti riesce a raggiungere la densità abitativa di ben settantacinque (75) abitanti per chilometro quadrato. Senza arrivare a San Giorgio a Cremano, piccolo comune del vesuviano, che con i suoi undicimilacinquecento (11.500) abitanti per chilometro quadrato rappresenta il record opposto, direi che il traffico, ad Orvieto, può essere soggettivamente percepito come problema da chi abita nella strettoia dove il furgoncino passa con due manovre ma non ci sono proprio i numeri per definirlo problema insormontabile, men che meno fonte d’inquinamento costante.

Se poi ci facciamo il problema del traffico all’orario d’ingresso a scuola od alla chiusura uffici ebbene queste sono problematiche logistiche ed organizzative che si possono affrontare a monte senza ingolfare l’agenda politica della mobilità. Già, perché proprio qui si finisce a giocare la partita, sulla mobilità, e quest’argomento è totalmente integrato nelle prospettive di sviluppo e sostenibilità di Orvieto.

Traffico permettendo potremmo affrontare i problemi di mobilità nel dettaglio, ma nel quadro complessivo, e trasformare i punti critici in vere opportunità.