È GIUNTA L’ORA DI COMINCIARE UNA SERIA VALUTAZIONE DELLE POLITICHE PER LE AREE RURALI. OCCORRONO STANDARD E RIFERIMENTI CONDIVISI.
Anni di investimenti nella creazione di posti di lavoro nelle imprese locali, ad esempio, possono essere pregiudicati dalla decisione di chiudere una scuola locale.
Per garantire che i territori rurali possano sfruttare appieno il loro potenziale, tutte le politiche dovrebbero quanto meno puntare nella stessa direzione. Un aspetto doppiamente importante in un’epoca come la nostra, con i bilanci pubblici messi a dura prova e costantemente sotto esame. In tale contesto, il rural proofing può essere un potente strumento per ottimizzare le risorse e garantire il potenziamento e la complementarietà delle politiche, così da ottenere il massimo beneficio col medesimo investimento. Quindi le chiavi non sono soltanto la condivisione e la partecipazione ma diventano anche la capacità di poter valutare gli impatti a breve, medio e lungo periodo.
Il sistema del Rural Proofing
primo passo: il processo di sviluppo della politica
– quali sono gli obiettivi della politica proposta?
– quali sono gli obiettivi o gli impatti previsti?
– quali aree, gruppi o organizzazioni ne saranno avvantaggiate?
– qual’é la attuale situazione e perché non sta dando i risultati previsti?
– in relazione al monitoraggio, analizzare l’impatto della politica di sviluppo rurale,
valutando cosa si sta ottenendo e quali obiettivi non sono stati raggiunti. Continua a leggere RURAL PROOFING. UN’OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO→
L’AMORE PER I TERRITORI E LE COSE BUONE È UN INCITAMENTO A FARE DI PIÙ E MEGLIO, RENDENDO FECONDI TERRITORI E NAZIONE.
Ci vuole grande rispetto per la natura che grazie al duro lavoro offre le cose buone e sane dei territori. Purtroppo abbiamo avuto una politica da contabili troppo attenti non ai costi ma al far di conto che non sa far fruttare e rendere feconda la propria magnifica nazione.
Bisogna invece riportare al centro il bene comune.
Senza discussioni.
La fecondità è un tema trasversale ed è un tema di cui quelli particolarmente ferrati con i numeri di solito non hanno una gran praticità.
Difficile Infatti trovare tra i capitani di industria , oppure tra grandi innovatori degli economisti che pur essendo necessari alla corretta gestione dei beni ed alla loro efficace amministrazione ben di rado hanno quella carica di amore perché le cose diventino vive e feconde e siano in grado a loro volta di propagare valore, progresso e sviluppo.
I contabili non sono un male necessario ma un bene indispensabile, una metà del cielo logica e razionale , tuttavia da soli non vanno da nessuna parte e non hanno nulla da contabilizzare. É invece l’altra metà del cielo che crea con passione ed amore, che rende “casa” un appartamento, convivio il nutrirsi, viaggio un trasferirsi e che incita gli animi a fare di più e volere il meglio, a non accontentarsi.
Ci vuole amore. E la parola “fecondità” deve tornare di moda.
VA DATA A TUTTI, MA SOPRATTUTTO AI PIÙ FRAGILI, LA POSSIBILITÀ DI VIVERE DEGNAMENTE. OGGI PARLIAMO DELLE AREE GIOCO PER I RAGAZZI CHE DEVONO ESSERE ACCESSIBILI ED UTILIZZABILI DA TUTTI.
La questione delle pari opportunità che spesso viene male Intesa come solo uguale opportunità di genere può e deve partire anche dai cittadini più fragili e bisognosi di sostegno e di inclusione come ad esempio i minori affetti da patologie o disabilità.
La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia fu approvata il 20 novembre 1989. Sancisce, in maniera chiara, quali sono gli obblighi della comunità internazionale nei confronti dell’infanzia. Stabilisce anche il diritto al gioco per tutti i bambini. Un diritto che non sempre viene rispettato ma che è sancito dai due commi dell’articolo 31:
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.
È quindi assolutamente fondata dal punto di vista legale, oltre che da quello etico, la necessità che sottolinea il MoVimento 5 Stelle di adeguarsi nelle migliori buone pratiche amministrative per fare in modo che non vi siano discriminazioni per i nostri minori, soprattutto per quelli più fragili.
Occorre anche ricordare che era la nostra proposta iniziale per la costituzione di una commissione pari opportunità poi scippata e duplicata per evidenti motivi di riconoscibilità ed appartenenza che alcuni politici locali hanno voluto sottolineare a scapito dell’efficacia di tale strumento che, infatti, non ha per nulla funzionato.
Ma in ogni caso è fondamentale che i nostri cittadini possano vivere degnamente ed a pieno ogni propria stagione di vita.
Ci vuole rispetto e si anche un pizzico di orgoglio quando si discutono i problemi, anche gravi, della città di Orvieto e del suo territorio.
Non si deve mai indugiare sul lassismo e sulla mancanza di volontà che dimostrano responsabili politici, dirigenti ed amministratori. E non si deve mai in nessun caso, anche nella protesta più dura, fare danno all’immagine della città, che è un bene prezioso per le imprese del territorio, oppure metterle in discussione la possibilità di investire in essa.
Ogni azione politica deve essere tesa, univocamente della maggioranza come delle opposizioni, al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, alla prosperità del territorio ed alla massima sostenibilità dell’ambiente in cui è immerso.
Il politico non è uno Yes man , uno che dice sempre di sì e che tutto va bene la madama La Marchesa, al contrario spesso è costretto a sollevare problematiche ed ad essere trasparente invece che nascondere sotto il tappeto problematiche anche difficili e pericolose come ad esempio le questioni di inquinamento o di insicurezza sociale. Tuttavia le affronta come problemi misurabili e concreti che necessitano di risposte a volte rapide ed emergenziali, e quindi semplificando affrontabili una alla volta, ma più spesso occorre lavorare in prospettiva abbracciando la problematica nella sua complessità e nel suo articolato sistema di relazioni con altre problematiche ed altre opportunità.
Troppo spesso infatti abbiamo visto pubblicizzare l’immagine di Orvieto annegata nei sacchetti della spazzatura o piuttosto descritta come un posto non sicuro.
Allora in questo modo di fare politica non solo non piace ma ci sembra un arrendersi ha fatto che le problematiche sono più grandi e non possono essere affrontate.
Recentemente è accaduto in una città vicina il cui sindaco ha basato la campagna elettorale sulla sicurezza dei cittadini e sulla propria capacità decisionale e forza di volontà , salvo poi a 2 settimane dal primo consiglio comunale dichiarare interi quartieri della città sono fuori controllo e lui non si può fare nulla, ci vorrebbe l’esercito.
La mancanza di rispetto per i cittadini di quei quartieri e dei cittadini che vi passano che ci hanno delle proprietà che o che ci lavorano é scandalosa. Naturalmente quei residenti non saranno del tutto abbandonati perché comunque c’è lo Stato anche quando i primi cittadini dichiarano di non essere in grado di fare il proprio dovere o semplicemente di non volerlo fare.
Certamente la semplice dichiarazione del sindaco ha abbattuto in quelle aree i valori immobiliari (con rischi speculativi) e delle imprese e dato un senso di maggiore impunità a chi volesse condurre il malaffare in quei quartieri.
Ecco noi di gente pronta a gridare allo scandalo ma che poi nei fatti si dimostra come quel sindaco non solo pensiamo che non ce ne sia bisogno ma siamo certi che siano un danno proprio per chi più necessità di un comune forte in grado di assumersi il carico sulle spalle dei cittadini più fragili che sia la base su cui costruire una società più prospera.
Di chi non ha rispetto per i cittadini e per il territorio non sappiamo cosa farcene.
APPROVATO ALL’UNANIMITÀ IL BILANCIO PARTECIPATIVO NON È ANCORA OPERATIVO. INTOPPI E LENTEZZA OPPURE CATTIVA VOLONTÀ DELL’AMMINISTRAZIONE?
“A pensar male si fa peccato ma probabilmente ci si azzecca” diceva un famoso politico della prima repubblica, Giulio Andreotti. La questione è semplice: il MoVimento 5 Stelle con Lucia Vergaglia ha proposto è fatto approvare all’unanimità lo strumento del bilancio partecipativo. Questo strumento permette ai cittadini, qualora fosse messo in pratica, di poter anticipare delle scelte rispetto alle proposte dell’amministrazione. Per fare un esempio Potremmo avere una quota di bilancio di, diciamo, €100.000 che potrebbero essere destinati alla progettazione di un nuovo svincolo oppure alla messa in sicurezza di strada e segnaletica presso le scuole Oppure ancora a progetti di formazione sulla sicurezza stradale nelle scuole stesse. A seconda di quanto sono fatti bene gli strumenti gestiscono informativi per presentare il bilancio partecipativo la gran parte dei cittadini potrebbero decidere (anche attraverso una piattaforma informatica) se tutti o parte di quei soldi vengono equamente distribuiti oppure vengono concentrati su un singolo capitolo di spesa.
Per fare questo è necessario ovviamente il sistema di regole per l’accesso alle informazioni ed il voto informato per indicare le scelte, ed ovviamente serve la piattaforma su cui votare che potrebbe essere anche informatica legata allo “Spid” o ad altri strumenti per identificare i cittadini.
Però ad un anno dalla approvazione del bilancio partecipativo manca ancora tutto.
Mentre questo dal lato mortifica e penalizza i nostri cittadini e tutti noi dall’altro fa sorgere anche il legittimo sospetto che l’amministrazione voglia avere il completo controllo nelle segrete stanze per proporre un bilancio, per così dire, a fini elettorali.
Non siamo mica nati ieri e sappiamo benissimo che sotto le elezioni Si fanno il grosso dei lavori e si assegnano il grosso delle attività di incarico, tuttavia privare del tutto i cittadini della possibilità di esprimersi secondo noi è qualcosa in più di una scorrettezza a fini propagandistici e senza dubbio non è fare il bene alla città.
Da parte nostra c’è la coscienza pulita di aver reso possibile la partecipazione diretta alle scelte del comune per tutti gli orvietani , sia dal punto di vista pratico e sostanziale che da quello etico e politico e cercheremo , con i pochi mezzi che abbiamo da forza non sufficientemente votata nel passato , di informare la cittadinanza e pressare con atti ed iniziative questa amministrazione.
Ci teniamo però a ribadire che noi non avremmo avuto alcun problema a lasciare agli orvietani di ogni orientamento politico e culturale la decisione su una parte sensibile dei fondi a disposizione rendendo appunto vivo il bilancio partecipativo , e rendendolo parte fondante del processo di formazione delle iniziative comunali nel nostro territorio.
Noi non abbiamo paura del confronto ed abbiamo forse una maggiore fiducia nelle scelte consapevoli di coloro che vivono e lavorano ad Orvieto piuttosto che avere l’arroganza di decidere al posto loro.
FONDAMENTA SOLIDE PER UN COMUNE CHE SAPPIA OPERARE AL PASSO CON I TEMPI
Abbiamo adeguato regolamento del consiglio comunale e statuto cittadino a nuovi e più moderni tempi, alle nuove regole che hanno depotenziato le province ed alle nuove prospettive dell’Innovazione tecnologica e i cambiamenti della società, e persino i cambiamenti nell’Unione Europea , che stanno influenzando la vita di enti, imprese e cittadini. Dal nostro punto di vista stiamo governando un processo di naturale evoluzione per renderlo compatibile con i principi costituzionali e le prospettive di libertà e giustizia sociale, di partecipazione e di pubblico interesse invece che semplicemente subirli nostro malgrado. Avremmo potuto semplicemente stare a guardare e venire investiti dai cambiamenti affermando la necessità di rinunciare a quello che di buono può venire dal progresso oppure, più semplicemente, essere quelli che dicono che “così non va bene” ma poi non fanno nulla per migliorare le cose.
Bisogna realizzare anche dall’opposizione invece che agitarsi senza risultati o, peggio, rimanere inerti.
Abbiamo perciò voluto con forza portare il lavoro l’occupazione all’interno del statuto cittadino, portare la questione della partecipazione a distanza attraverso la rete nel regolamento del Consiglio Comunale e, soprattutto, lo snellimento della macchina amministrativa in funzione della maggior capacità di controllo e di intervento che la tecnologia mette a disposizione anche di un numero ridotto di amministratori in Giunta e funzionari della macchina amministrativa.
È sufficiente?
No. Questo non basta, occorre Infatti adeguare a questi miglioramenti e snellimenti anche la macchina comunale dal punto di vista di dirigenza e per non trovarci ingolfati in un eccessivo sistema di coordinatori e controllori quando servono invece responsabilità ed empowerment. In questo è infatti la riforma degli uffici voluta dall’ex assessore al bilancio ed al personale a noi appare essere completamente fallita.
C’è poi la questione della Giunta che dovrebbe coprire in termini di deleghe le “missioni” (cioè le aree specifiche di competenza delle amministrazioni) cosa che oggi non avviene lasciando scoperte caselle importanti e duplicando, ma senza alcuna possibile efficacia amministrativa, funzioni spettanti alla Regione. Purtroppo quella della Giunta è competenza del sindaco in carica e quindi si affronterà nel 2019 con la nuova amministrazione.
L’armonizzazione della macchina comunale nel suo complesso alle norme ed ai tempi rappresenta inoltre la grande opportunità per operare una rotazione del personale sostituendo chi andrà in pensione con una generazione in grado di connettersi col sistema dei finanziamenti europei diretti oltre che di quelli indiretti come quelli gestiti dalla regione. Tanto per spiegare la differenza l’accesso al sistema dei finanziamenti diretti avviene compilando i bandi, che si chiamano “Call”, in lingua inglese o francese, ed è nella stessa lingua che va redatto il progetto tecnico. Il nostro personale di lungo corso non ha ricevuto nel tempo la adeguata formazione tecnica per operare in questo senso e purtroppo gli argomenti, per i quali è necessario comunque tenersi aggiornati, necessitano di una preparazione quasi specialistica e quindi è necessario predisporsi a mettere in piedi ed al servizio del comune e dei cittadini un nuovo ufficio Europa, con specifiche professionalità e funzioni, per essere tra quelli che si avvantaggiano in via diretta dei tanti soldi che attraverso il fisco inviamo a Bruxelles e Strasburgo, invece di essere come oggi soltanto dei contributori. E noi su questa opportunità dei Fondi Europei con Lucia Vergaglia siamo preparati e certificati con 4 anni di approfondimenti al Parlamento Europeo.
Lucia Vergaglia mentre riceve il quarto attestato nei finanziamenti diretti all’Europarlamento
Infine c’è da apprestarsi ad accogliere e gestire le competenze che stanno via via lasciando la provincia come ente e distribuendosi sul territorio nella parte che non finisce direttamente alla Regione. Sono funzioni nuove per un comune ed anche la macchina amministrativa deve ragionare in prospettiva. Una struttura rigida, piena di funzionari intermedi a fare da coordinatori magari di uffici con soli due persone potrebbe ingolfarsi ancora di più ed è per questo che c’è bisogno anche di adeguare i processi interni in modo che non solo siano tracciabili , e legalmente ineccepibili, ma che siano anche più rapidi ed efficaci.
Alcune parole nuove che i commentatori della politica cittadina hanno cominciato a sentire possono essere la base per la macchina comunale davvero al servizio dei singoli, degli enti e delle imprese del territorio, nel territorio e per il territorio. Il cronoprogramma , il bilancio armonizzato ed i fondi europei diretti sono punti chiave ed imprescindibili per le organizzazioni interne dei comuni.
Il comune di Orvieto deve essere il riferimento dei cittadini quando si deve fare l’esempio di qualcosa che funziona e non di un luogo di burocrazia e di rendita attraverso cui ex politici vengono indirizzati in posti chiave.
Una delle critiche che viene fatta a noi del MoVimento 5 Stelle è proprio quella di non conoscere la macchina interna, di non essere preparati ad affrontare un confronto ad esempio con i sindacati e di non essere mai stati all’interno di strutture complesse come un comune. In genere questa accusa ci viene proprio da chi “ci campa” mettendosi ad intermediare e teme di perdere la propria sacca di potere oppure dal politico dei partiti tradizionali che è già stato all’interno di un comune con i risultati che i cittadini hanno giudicato e che teme è proprio per questo non gli rinnovino il mandato, e quindi invece di parlare dei temi ecco cosa gli resta: gli attacchi gratuiti.
In conclusione
Da parte nostra possiamo solo dire che nell’ambito ristretto di statuto cittadino e regolamento del Consiglio Comunale, entrambi approvati all’unanimità, così come negli interventi deliberativi e regolamentari, cioè di cambiamento delle norme, non solo siamo stati per quelli che hanno portato il maggior contenuto innovativo ma anche la più adeguata capacità di stesura degli atti e di confronto con le persone sulla base delle idee e degli obiettivi. Nel frattempo alcuni dei presunti esperti hanno rinunciato del tutto ad intervenire, a partecipare, anche se mi avevano l’occasione ed il dovere visto che sono stati eletti proprio per questo.
E per quanto i cittadini abbiamo il sacrosanto diritto di votare chi gli pare e poi sui fatti, sugli atti concreti, che si distingue chi è capace, ha volontà ed attiva i canali giusti per fare e fare bene rispetto a chi ne parla solamente ma in realtà “campa” bene così.
OGGI IL COMUNE PROPONE IL FOLK FESTIVAL COME MANIFESTAZIONE CULTURALE DIFFUSA ATTRAVERSO LA “TEMA” RICALCANDO LA NOSTRA PROPOSTA DEL 2014, CHE PERÒ RESPINSERO SONORAMENTE
Abbiamo perso anni e nel frattempo altri competitori si sono fatti spazio e ci hanno letteralmente surclassati, su tutti vale l’esempio di Civita di Bagnoregio.
Adesso si tenta gli insegnamenti dell’ultimo giro prima delle elezioni ed ecco che il Folk Festival assume l’aspetto culturale a 360° che avevamo proposto a nostra volta quando presenta Vamo l’idea forte della cittadinanza onoraria a Francesco Guccini indiscusso punto di riferimento di questo genere e studioso delle tradizioni popolari. Anche il voler essere positivi a tutti i costi ed il nostro ormai consueto virgolettato “L’importante è che si faccia” assume nei giorni dedicati a questa manifestazione più un valore formale che sostanziale perché questo è uno di quei momenti in cui ci brucia di rabbia quello che è successo in quegli anni per la pura volontà politica di dire No al Movimento 5 Stelle. Qui di seguito il resoconto di cosa abbiamo dovuto dire al maestro Guccini quando lo abbiamo incontrato.
Correva il 2014. Il sostegno compatto della stampa, la sorpresa e la gioia dei cittadini più giovani e le posizioni ovvie dei più provinciali «che c’azzecca Guccini co’ Orvieto?» hanno accompagnato un tentativo, una proposta del M5S di offrire le chiavi della città del Folk Festival all’uomo, all’autore che incarna il Folk italiano. Un tentativo respinto in modo compatto da tutte le forze politiche, di maggioranza ed opposizione. Abbiamo perso tutti, non ci ha guadagnato nessuno e la cultura cittadina continua a cristallizzarsi in un immobilismo privo di stimoli e proposte nuove. Come preannunciato avremmo chiuso questa vicenda informando di persona l’autore e riportando le sue parole, il suo pensiero. Ne abbiamo appena avuto occasione e sarà per molti una doccia fredda, speriamo che possa essere anche una benefica sveglia.
Qui il racconto di quest’incontro, breve ed incredibile.
Francesco Guccini presentava il suo ultimo libro un una piovosa Viterbo, a pochi chilometri da noi.
Come sempre quando c’è Guccini il luogo giusto dell’evento è facile da individuare, basta seguire la folla. Noi non eravamo li per la presentazione ma per il breve appuntamento che l’artista ci aveva dato dietro le quinte del palco, separati dal pubblico solo dal sipario. Pochi minuti per parlare della proposta per la sua cittadinanza onoraria presentata dal MoVimento 5 Stelle e respinta dalle forze politiche di tutti gli schieramenti.
L’incredulità sul suo volto, mentre sottovoce snocciolava i nomi dei comuni che invece hanno voluto attribuirla, il dolore nel ricordare origini orvietane del vecchio manager, il fastidio nel sentire che dal Pd è arrivata la bocciatura. No non ha fatto spallucce, come noi Francesco Guccini si è sentito colpito. Sorpreso e colpito. Ha chiesto semplicemente «Ma perché no?» Come potevamo parlare delle patetiche scuse dal Pd di un regolamento in lavorazione, un regolamento che a distanza di tanti mesi non solo non ha avuto luce, ma evidentemente era solo la facciata dietro cui si sono voluti nascondere dalla maggioranza, un regolamento per il quale in tutto questo tempo nessun atto è stato mai presentato. Non potevamo ed abbiamo risposto che pensavamo fossero solo motivi politici, avversi al presentatore della proposta.
«Questa è l’Italia, la cultura è in ostaggio e quando si può fare qualcosa c’è sempre il bilancino degli interessi delle parti e questo fa malissimo al nostro paese. Un riconoscimento come questo avrebbe portato attenzione e fari, gli scrittori ne avrebbero scritto, gli autori fatto canzoni già solo per il fatto che avevate riconosciuto l’opera di Francesco»
Questo il tenore di commenti che intanto facevano attorno a noi i volontari di Caffeina Cultura, una manifestazione Culturale con la C maiuscola che, purtroppo, Orvieto neanche se la sogna, troppo impegnata a guardarsi l’ombelico ed a mantenere quell’appeal di città alta e strana che all’epoca del grand tour aveva un senso ma che oggi suona soltanto di vecchiume e noia ripetitiva, come quelle signore radical chic troppo in là con gli anni.
Spiace dirlo ma dai tempi di Giorgio Scerbanenco nessuno scrive più storie importanti ambientate nella nostra città, dai tempi di Nino Manfredi il cinema ci evita, passa per caso giusto qualche episodio di una breve fiction. Ci difendiamo con la musica, Jazz e Folk, ma l’Amministrazione in questo non ha meriti e la politica, pigra e lassista, ha perso l’ennesima occasione rinunciando ad accogliere il più importante FolkMan d’Europa tra i suoi concittadini.
Alla fine per l’artista si alza un ennesimo sipario di molti ancora che verranno, noi ci ritiriamo come dei fans, con il suo autografo, ma non su un disco, sullo “strillone” del giornale che raccontava quanta superbia inutile possa aver peccato chi, soprattutto di sinistra, siede in Consiglio.
ABBIAMO DEPOSITATA DA OLTRE UN MESE LA PROPOSTA DI COINVOLGERE IL TERZO SETTORE NELLA QUESTIONE DELL’ACCATTONAGGIO. C’È PIÙ DI UNA EVIDENZA RICHIAMATA ANCHE IN ATTI PUBBLICI DI ASPETTI SUI QUALI È GIUSTO E DOVEROSO INTERVENIRE.
La questione ad Orvieto è nota ed è stata oggetto di numerosi interventi in sede comunale. Al netto delle posizioni più becere il problema è effettivamente sentito dalla popolazione la risposta che può dare un comune è in realtà minimale.
Le risposte di pancia come le ordinanze che vietano l’accattonaggio non rientrano tra le buone pratiche perché si basano sull’autonomia regolatoria che i comuni hanno la quale non è una forza superiore a quella della legge o della Costituzione che non impediscono la richiesta di denaro. E dal punto di vista dell’ordinamento legale quindi si può risolvere al massimo in un sistema di multe a danno dei cittadini che passano monete agli accattoni nel territorio comunale. Secondo noi colpire i cittadini non è esattamente una cosa intelligente.
In altre città si è arrivati alla revoca anzi di molte di queste ordinanze ma nel frattempo ha colpito quella parte , tra le più sensibili e fragili, della nostra popolazione che agisce nella convinzione di fare del bene.
In questa zona d’ombra però si sono infiltrati dei veri e propri “professionisti”, delle organizzazioni che lucrano sulla mancanza di regole certe e che, dove esistono queste condizioni, prosperano anche grazie a forme ascrivibili al caporalato ed alla forzatura. Noi non sappiamo per la mancanza delle denunce e quindi di atti giudiziari Seat Orvieto ci sia una vera e propria situazione di organizzazione dedita alle pratiche di accattonaggio forzato. Tuttavia il dubbio c’è, e molti segnali puntano esattamente in quella direzione.
Cosa può fare un comune in questi casi? Ovviamente stimolare l’attenzione delle forze dell’ordine per indagare il profili che sembrano quantomeno sospetti. È questo il nostro sindaco giornali non solo dice di averlo fatto ma rivendica un vero e proprio dossier sul fenomeno del quale, a suo dire, è a conoscenza di tutti i personaggi coinvolti.
Senza alcuna sottolineazione etica su tale tipo di informazioni e su come vengono conservate Vogliamo però capire le motivazioni di tali personaggi e se rappresentano una vera e propria organizzazione che opera economicamente sul nostro territorio. Perché delle due l’una: o stiamo parlando di tanti singoli che si muovono per coincidenza insieme e sempre per coincidenza si auto assegnano delle singole piazze di accattonaggio Oppure stiamo parlando appunto di una organizzazione e di persone che ne vengono coinvolte.
Sulla base di questo abbiamo presentato una nostra proposta per la nostra zona sociale e per avere una contezza del fenomeno proprio dal punto di vista dei risvolti economici e delle eventuali pratiche di caporalato e di forzatura in cui le persone coinvolte subiscono forme coercitive per partecipare la raccolta economica a danno luogo e dei cittadini proprietari più caritatevoli nonché dell’immagine della città e del valore economico delle nostre imprese soprattutto commerciali.
Tale proposta prevede l’intervento del terzo settore, in coordinamento con il comune, per fare luce su questa vicenda ed offrire un momento di ascolto ed una proposta di uscita proprio a coloro che ne sono più direttamente coinvolti e che sono il braccio operativo di questo insistente accattonaggio.
Tra gli operatori del terzo settore auspichiamo anche la presenza delle stesse associazioni caritatevoli la cui esperienza reputiamo fondamentale.
I PREOCCUPANTI DATI SULL’EVASIONE FISCALE NEL COMPARTO DELL’ACCOGLIENZA NEL VICINO LAZIO PROSPETTANO UNA DISTORSIONE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO A SFAVORE DEI NOSTRI OPERATORI.
Per ora è solo un sospetto giustificato dall’analisi sommaria delle notizie e dal fatto che, come forze politiche, siamo tutti attenzionando il fenomeno della evasione localizzata nel territorio orvietano e quindi stiamo mettendo in regola quei nostri operatori che non rispettano le discipline formali e sostanziali della fiscalità nel campo della accoglienza. Anzi nell’ultimo consiglio comunale c’è stato un acceso dibattito proprio su questo tema ma in relazione a un numero non elevato di casi desumibile dal fatto che stiamo parlando di cifre comunque ridotte.
Diversa pare essere la situazione del vicino Lazio che nelle indagini della Guardia di Finanza risulta strutturalmente meno disciplinato dei nostri territori. Tecnicamente questo Delta, cioè questa differenza tra le imposizioni e la capacità di recuperarle nelle due regioni e nei territori , rappresenta una distorsione del mercato della accoglienza turistica , una stortura che lede alla concorrenza tra operatori economici. Di base sarebbe compito dello Stato intervenire in questi casi ma come comune non possiamo lavarsene le mani e lasciare da soli i nostri operatori e quindi quantomeno dobbiamo portare l’attenzione, ed il dibattito, su tale questione e fare in modo che nel patto di amicizia tra le città di Orvieto, Bolsena e Bagnoregio questo del massimo equilibrio fiscale tra gli operatori del turismo, della ristorazione e dell’accoglienza diventi un punto di qualità forte e che eviti la creazione di condizioni di dumping a a sfavore delle nostre imprese.
Diversamente si rischierebbe una gara al ribasso che deprimerebbe l’economia di questo comparto importante per i nostri territori.
Le sedi di discussione per i rappresentanti del comune ad Orvieto sono essenzialmente tre:
La Giunta del Sindaco
Il Consiglio comunale
La Consulta per lo sviluppo economico.
Da parte nostra la questione la porteremo in consulta ed eventualmente dalla consulta la trasferiamo al Consiglio comunale però ripetiamo ancora, se fosse il caso, che la questione va dibattuta ed analizzata dato che non si tratta di certezze ma di scenari che, comunque, vanno affrontati e conosciuti nel dettaglio. Per questo non vogliamo che tale questione resti come la polvere sotto il tappeto a cui ci ha abituato un certo modo di amministrare degli ultimi 10 anni. Sopratutto perché poi i nodi vengono al pettine.
VENIAMO DA LUNGHI ANNI IN CUI ESPERTI A GETTONE, INTELLETTUALI SCHIERATI E MEDIA LEGATI AI PARTITI HANNO PROVATO A SPAVENTARE CHI SI AVVICINA AL M5S
Prima gli insulti e l’irrisione. Subito dopo sono seguiti gli attacchi tematici che coinvolgeranno le singole parole di un singolo cittadino che si professava del movimento per fare di tutta l’erba un fascio ed accusare di avere la stessa posizione politica su temi importanti. E poi ancora quei falli da rigore che consistono nell’isolare delle frasi dal contesto ed attribuire loro un significato contrario al l senso originale.
Ma noi col sorriso siamo andati avanti e col sorriso abbiamo corso in lungo il largo per l’Italia proponendo un’alternativa.
Abbiamo avuto successo, siamo arrivati primi nonostante la legge elettorale fatta per affossarci, ma non abbiamo fatto cappotto e quindi abbiamo proposto un contratto di governo per affrontare dei temi che comunemente si sarebbe dovuto sentire urgenti, concreti ed importanti. Con Roberto Fico questa proposta è stata fatta al Partito Democratico ed è stata accolta dalla delegazione parlamentare salvo poi essere smentita dal segretario Matteo Renzi, si sarebbe partiti in quel caso dai temi sociali. A seguire la proposta è stata fatta alla Lega il cui gruppo di lavoro ed il cui segretario, Matteo Salvini, hanno operato in sintonia senza smentirsi l’uno con l’altro e la storia la conoscete. Ci sono i nostri temi all’interno del contratto di governo e la nostra capacità operativa. Siamo presenti in tutti gli scenari e stiamo facendo cose che erano state, nei fatti, definite impossibili.
Eppure quegli intellettuali schierati, quegli esperti a gettone e quegli organi di partito che sono alcuni media mainstream godono ancora di ottima salute e sono presenti H24 , a Reti unificate, a pontificare sul fatto che ancora una volta l’Italia stia facendo un balzo nel vuoto in una da loro annunciata assenza di programmi e di proposte che invece ci sono e sono stati pubblicati, e vengono discussi con trasparenza ed anticipati via social dai protagonisti della politica.
Nel nostro piccolo di compagine a 5 stelle del territorio orvietano abbiamo subito, ed ancora subiamo lo stesso tipo di aggressione. E sappiamo bene che aumenterà in vista delle elezioni. Sì dirà che non abbiamo mai governato e che non abbiamo le competenze tecniche e l’esperienza per gestire un comune e che quindi sostenerci è un salto nel vuoto. Eppure il livello di proposta prodotta in questi anni ed il fatto che tutte le forze politiche In molti casi abbiano dovuto convergere sulle scelte indicate da Lucia Vergaglia urla con forza che in realtà siamo attrezzatissimi per governare. Diciamocela tutta: Forse la paura di certi esponenti di partito o vecchi volponi delle nostre latitudini orvietane è proprio quella che sapremo governare dimostrando di essere meglio di molti di loro. Ed oltre a questo abbiamo le mani così libere da non doverci piegare ai diktat di segreteria e neppure ad una malintesa morale di partito che impedisce certe decisioni necessarie, ad esempio perché troppo o troppo poco liberiste.
Purtroppo capiamo il timore di molti cittadini perché vengono da anni di promesse non mantenute, di impoverimento generalizzato e di una nazione che da quinta potenza economica mondiale si trova in uno stato di crisi permanente.
E capiamo il disorientamento quando i nostri volti nuovi e normali vengono messi all’indice da quegli esperti, Da quegli intellettuali e da quegli uomini di partito famosi ed in servizio da oltre 20 anni con accuse contrarie alla verità di voler impoverire ulteriormente tutti quanti noi.
Però la verità è semplice: quegli esperti, quegli intellettuali e quegli uomini di partito erano presenti Quando è cominciata la crisi, hanno fatto parte delle compagini che hanno a vario titolo sostenuto Monti e la Fornero, gran parte di loro ha partecipato alla svendita della banca d’Italia e nel piccolo della città di Orvieto si sono alternati al governo in questi ultimi anni tra Swap e predissesto, tra partecipate sanguisuga e chiusura di fabbriche e tribunale. La verità è che bisogna guardare i fatti ed i risultati concreti nel bene e nel male così come al governo nazionale anche nel locale.
E l’unico salto nel vuoto sarebbe, anzi è certamente, il ripetere gli errori del passato.
Movimento 5 Stelle, promotrice Napoli città per la Costituzione, politica e territorio.
Alla negazione della libertà, e perfino della possibilità della libertà, corrisponde la concessione di libertà atte a rafforzare la repressione. H. Marcuse