La prossima settimana sarà portata in aula la mozione del MoVimento 5 Stelle sulla scuola, università e cultura che chiede il ripristino dei fondi tagliati nella precedente legislatura, di quei soldi portati via.
Si è lavorato tanto ed in silenzio nelle prime settimane trascorse in Parlamento mentre i media continuavano ad attaccarci ad ogni pretesto.
Adesso ci siamo e cominciamo, a commissioni insediate, a poter portare con efficacia sempre maggiore la vostra voce alle camere.
Così, dopo le tante dichiarazioni del nostro primo ministro, Enrico Letta, dopo le tante buone intenzioni manifestate dal ministro dell’Istruzione, Carrozza, e dal ministro della Cultura, Bray, ci aspettiamo che la maggioranza sappia fare i fatti e non limitarsi alle aprole, che quei Parlamentari che appoggiano il governo votino compattamente questa mozione.
Che possa rinascere la speranza per i giovani, che si dia futuro a questo paese che da sempre ha saputo rinascere e risorgere, che da sempre è stato il faro della Cultura e della Sapienza di questo mondo.
E’ l’incertezza che rende difficile l’operare produttivo qui ad Orvieto, non è solo la durezza della crisi con cui dobbiamo fare i conti, ne la tragedia di un evento climatico che, come popolazione, abbiamo dimostrato ampiamente di sapere affrontare con forza e con capacità, ben più degli enti preposti e dei professionisti venuti da lontano.
Non è la fatica, ne la paura nell’affrontare i rischi il nostro problema. Il declino è anche, forse sopratutto, figlio dell’incertezza. Le forze sane, come l’Associazione Librai Italiani e l’Università Ca’ Foscari di Venezia, che qui ad Orvieto con il locale Centro Studi, avevano dato vita all’inizativa della Scuola Italiana Librai, riconosciuta eccellenza internazionale che ha formato i direttori di librerie prestigiose e collaborato con quesi tutte le realtà editoriali del paese, ebbene anche loro hanno, nell’incertezza del destino che l’amministrazione vorrà dare allo stesso Centro Studi, hanno infine gettato la spugna. Adesso la Scuola Librai va a Roma, ed a noi restano gli incerti cocci di quel che resta del Centro , ed i conti da pagare.
Le istituzioni culturali sono come le fabbriche, se smettono di produrre, cultura e prestigio nel nostro caso, come pagheranno gli stipendi? Come impedire che si trasformino nell’ennesima scatola vuota, nell’ennesimo palazzo abbandonato? Come fermare questa deriva in cui oltre l’Ex Ospedale, l’Ex Caserma, L’Ex Istituto ed a breve l’Ex Tribunale sta per aggiungersi anche un Ex Centro Studi?
E’ dura costruire realtà che si ritaglino un ruolo d’eccellenza, e ci vogliono anni, perderle invece è solo un attimo.
Orvieto Civica partecipa al convegno nazionale che Education 2.0 organizza per il terzo anno a Firenze; l’obiettivo resta quello di dare alle scuole un luogo per discutere e riflettere su quello che stanno facendo, quello che scoprono nel lavoro quotidiano e sulle esperienze che ritengono utile mettere in comune.
“La scuola nuova nasce dal basso. Esperienze concrete di innovazione educativa”
Il principio organizzativo, ma soprattutto la nostra ispirazione, rimangono sempre gli stessi: dare voce alle scuole e agli insegnanti, alle loro idee e, soprattutto, alle loro esperienze per far emergere costantemente la progettualità e le pratiche innovative.
I TEMI
Le scuole sono libere di scegliere i temi e le esperienze che vogliono presentare. Il quadro di riferimento è quello delle grandi questioni che la scuola sta affrontando in questi anni:
• Le scelte dell’inclusione, dell’integrazione e dell’intercultura come risposta ai problemi posti da una società caratterizzata da differenze sociali e territoriali ancora molto ampie, dalla crescita dell’immigrazione, dalla dinamica delle culture e delle aspettative giovanili.
• L’orientamento come pratica continua e integrata nei curricoli, sia per la ricerca del massimo successo di ciascuno, sia per la preparazione al lavoro.
• Il confronto con le finalità culturali e professionali che vengono proposte alla scuola, a tutti i livelli, dalle recenti riforme e riordini. E, in questo quadro, il lavoro di ricerca sui saperi, gli assi culturali, la loro integrazione.
• Il tentativo di rispondere, con nuove soluzioni curricolari e metodologico-didattiche, alle finalità culturali e professionali, ma tenendo conto della complessità dei comportamenti e delle aspettative giovanili, che reclamano varietà di approccio, possibilità di scelta, impegno teorico e pratico.
• La voglia di dare una risposta forte a tutto quello che prospettano le tecnologie digitali, in termini di nuovi comportamenti degli studenti, nuovi saperi e nuovo modo di trattare i vecchi, opportunità per l’innovazione didattica.
Tutti i livelli scolastici sono coinvolti da tali questioni e tutti saranno presenti nel convegno che seguiremo interessati.
I NUOVI CURRICOLI
Education 2.0
Un’attenzione particolare l’avrà l’applicazione dei nuovi curricoli previsti dal riordino della secondaria superiore, dato che in questo anno scolastico si conclude il primo biennio della loro attuazione e già in questa fascia, che poi è la conclusione dei 10 anni di istruzione per tutti, le scuole si sono dovute confrontare con tutta una serie di problemi organizzativi, culturali curricolari e didattici. Fra questi due temi emergono, a nostro avviso:
• l’integrazione dei vari assi culturali e la sua realizzazione in un disegno di percorsi che attraversano varie discipline o almeno ne richiedono il coordinamento.
• La laboratorialità, come principio didattico permanente per tutte le discipline e in ogni ordine di scuole Continua a leggere Education 2.0: Firenze 2012→
Questo articolo è riportato in toto dall’Indire, ed in particolare dall’intervista di Maria Grazia Muri al responsabile dell’ammirevole progetto “Senza Zaino” Marco Orsi, fatta poco meno di un anno fa.
Il prof. Marco Orsi, che segue il progetto italiano “Senza Zaino“, descrive i punti di forza delle scuole finlandesi, considerate tra le migliori del mondo. Una sezione di ‘Abitare laScuola’ commenta queste considerazioni con una galleria fotografica.
Prof. Orsi quali sono i punti di forza della scuola Finlandese?
In primo luogo la formazione dei docenti: l’ottima preparazioneuniversitaria di tutti i docenti, dalla primaria alla secondaria, ed il rapporto stretto, il forte interscambio, tra ricerca universitaria e attività didattica.
Adesempio nella città di Jouensuu, che ho visitato, accanto alla facoltà universitaria dove studiano i futuri docenti sono state costruite una scuola primaria e una secondaria. Qui i docenti cheinsegnano alla scuola primaria e secondariainsegnano anche all’università, e gli studenti universitari vanno nelle scuole a vedere le pratiche didattiche.
Altro punto di forza è l’attenzione alle nuovetecnologie. Nelle classi che abbiamo visitato c’è sempre una LIM e ci sono i computer, in tutte le aule sia della primaria che della secondaria. I computersono a disposizione anche negli spazicomuni. Soprattutto nella secondaria i ragazzi possono accedere in ogni momento ad internet per attività didattiche o ricreative.
Altro punto di forza è l’attenzione alle attività manuali: è una delle cose che più mi hanno colpito. L’utilizzo delle ICT a tutto campo, sia da parte dei ragazzi che dei docenti, tutti preparatissimi ad utilizzarle, si unisce ad un grande valore che viene dato nel curricolo alle attività manuali e laboratoriali. In tutte le scuole, primarie e secondarie, ci sono i laboratori di falegnameria, che poi diventano, quando i ragazzi sono più grandi, laboratori del ferro.
Quindi i ragazzi sono abituati a lavorare con macchinari di una certa complessità come pialle a spessore, seghe a nastro, saldatori, ecc. tutti quegli oggetti utilizzati normalmente in una officina meccanica e in una falegnameria e che da noi sarebbero impensabili non tanto per ragioni di budget quanto per una visione eccessiva circa le questioni della sicurezza.
Poi hanno il laboratorio di taglio e cucito e il laboratorio di arti grafiche. E comunque l’importanza data alla manualità è uno degli aspetti che ho visto più sviluppato anche rispetto agli altri paesi europei. Sappiamo che l’uso delle mani è uno degli ingredienti per lo sviluppo dell’intelligenza, anche se questo importante aspetto della formazione non è messo in rilievo nei tanti rapporti sulla Finlandia. Ma qui, in questa scuola di eccellenza, che per tre volte è risultata in cima alla classifica OCSE PISA rispetto a tutte le scuole del mondo, questo aspetto viene riconosciuto e praticato.
Ai laboratori di musica viene dato molto peso, dai 7 ai 16 anni i ragazzi frequentano laboratori di musica attrezzatissimi, anche nelle scuole più periferiche. Ci sono ad esempio un numero di chitarre, tastiere, percussioni, strumenti a fiato, sufficiente a poter far lavorare tranquillamente 20 – 25 ragazzi. E come sappiamo il curricolo musicale è uno dei fondamenti dei saperi disciplinari, connesso agli apprendimenti di discipline come la matematica o la lingua: avere un buon curricolo di musica è centrale in una scuola di qualità. Infine troviamo molta attenzione alla attività teatrale.
Un altro elemento significativo è l’attenzione alle piccole scuole periferiche, situate nei villaggi, nelle foreste, nei laghi, scuole che noi chiameremmo pluriclassi. Continua a leggere Scuola: il modello Finlandese (parte seconda)→
Non ci sono valutazioni con voto fino a 13 anni ed il modello educativo non è quello delle lezioni frontali, qui si impara facendo; ci sono gli insegnanti di sostegno, si insegnano e praticano tre lingue e i docenti sono accuratamente selezionati, motivati ed aggiornati ma non strapagati. Ecco alcuni dei metodi della scuola finlandese, la scuola migliore del mondo.
Secondo i dati dello studio Pisa (Programme for international study assessment), condotto su 400mila 15enni di 57 Paesi, i ragazzi finlandesi risultano davvero i migliori, surclassano i concorrenti in lingua, matematica e scienze. Gli italiani decisamente fanno una figura peggiore: uno su quattro quasi non capisce ciò che legge e uno su due, incredibile al giorno d’oggi, manca delle nozioni di base in matematica.
Quali sono i segreti della scuola finlandese?
I bambini vanno quasi tutti all’asilo nido e poi alla scuola materna dello stesso distretto. Il che consente grande omogeneità educativa: fin dalla prima infanzia si stimolano autoriflessione, senso di responsabilità, empatia e collaborazione. Qualità ideali per l’apprendimento e la crescita.
La scuola vera e propria inizia a sette anni compiuti, quando il cervello è al giusto stadio di maturazione per apprendere. Il 99,7% dei bambini (immigrati e rom compresi) termina la scuola nove anni dopo, “nessuno escluso”, come dice la legge finlandese, istitutiva della scuola.
Per la pedagogia istituzionale sono gli insegnanti a doversi sintonizzare sugli alunni, non i discenti a doversi uniformare ai vari docenti che incontrerà. Un insegnante in una classe di 25 alunni deve quindi sviluppare diverse strategie come il sostegno ad hoc per chi ha difficoltà di apprendimento, giochi ed esercizi di mediazione per aiutare i piccini provenienti da altri paesi a superare le barriere linguistiche e culturali.
In classe, fino ai 13 anni, niente voti e le interrogazioni non hanno nulla a che fare con giudizi punitivi o selezioni. La pedagogia finlandese parte dalla convinzione che tutti i bambini possano imparare a leggere, scrivere, fare di conto e parlare tre lingue come imparano a correre e parlare, senza ricorrere ad umiliazioni.
Si impara facendo. Un fare che è sperimentare l’apprendimento con i sistemi sensoriali. Albert Einstein diceva “che apprendere significa sperimentare. Il resto è solo informazione”.
Finiti i primi nove anni di scuola, ne seguono tre di scuola superiore. Il 53% degli alunni finlandesi (solitamente quelli con i voti migliori) continua nelle scuole superiori di carattere umanistico, mentre il 39% va alle scuole superiori tecniche. Continua a leggere Scuola: il modello Finlandese (parte prima)→
Ricordate il governo delle tre I (Informatica, Internet ed Inglese), che ci raccontava come questi “visionari”, questi grandi pensatori con lo sguardo rivolto al futuro, immaginassero di svecchiare la scuola d’Italia, quella pubblica intendo, comprando per ogni classe qualche chilo di tecnologia d’avanzo imbottita di software proprietario, ovvero qualcosa destinato a diventare vecchio ed inutilizzabile quando gli alunni finiranno il ciclo educativo. Col governo “tecnico” ci risiamo, abbiamo un ministro che “sogna” tablet in ogni classe e noi che pensiamo: “Ma dai, è un ingegnere e rettore abituato a trattare con aziende che pongono brevetti sui software ed impongono costose licenze d’uso a fronte di tecnologia e servizi che altri danno gratis e con l’accesso ai progetti ed i codici sorgenti, come può fare gli interessi della scuola?”. Beh, almeno speriamo nelle buone pratiche che si posson fare localmente, speriamo che la didattica riconosca che supporti informatici, libri e quaderni son cose diverse e che l’uno non sostituisce l’altro tout court, speriamo che la didattica riconosca che i supporti “proprietari” (per esempio quelli della Apple) hanno l’obsolescenza nel loro dna e quindi una data di scadenza a 2-4 anni dalla prima uscita, senza possibilità di aggiornamento, che il software da prediligere debba essere libero da vincoli, costi e licenze d’uso, che sia possibile lo scambio e la condivisione… speriamo e veniamo smentiti, sempre.
Ad Orvieto domani inizia per la 3G della scuola media Scalza Signorelli una sperimentazione lanciata dalla azienda orvietana Vetrya in collaborazione con 3 Italia.
IPAD, uno degli oggetti che ha reso l’Apple di Steve Jobs l’azienda che fattura quanto il Belgio.
Trenta iPad 3 con preinstallate applicazioni sviluppate in accordo con il personale docente, per:
“contribuire ad avvicinare sempre più i ragazzi al mondo della scuola attraverso strumenti e modalità di apprendimento delle nuove generazioni”.
Katia Sagrafena, direttore generale di Vetrya.
L’argomento scuola a settembre ed ottobre sarà molto presente nel blog di Orvieto Civica. Il punto è che la sciagurata corsa a rendere obsoleti i libri già di due o tre anni fa perpetrata dagli editori, con la partecipazione involontaria od a volte complice del corpo docente e la benedizione del Ministero, grava sulle spalle degli alunni, delle loro famiglie e del comune. Ma non siamo qui a ricordare che il terzo millennio è arrivato più di 12 anni fa, che online ci sono dizionari, enciclopedie e monografie specializzate tali da rendere obsoleto di fatto qualsiasi sistema scolastico basato su libri di testo. Oggi no, oggi parliamo della campagna contributi economici del comune di Orvieto e della regione Umbria
Qui ad Orvieto il comune ha dato il via alla campagna contributi per l’acquisto dei libri di testo per gli alunni della scuole secondaria di 1° grado e secondaria di 2° grado per l’anno scolastico 2012/2013, i bonus riguardano le famiglie con I.S.E.E. inferiore ad € 10.632,94. Continua a leggere Il peso dei libri→
Come ogni settembre ricominciano le scuole e si ricomincia a far di conto con tutto quello che le scuole comportano tra costi come libri, cartelle, uniformi e grembiulini, supporti tecnologici (tablet, computer, lettori di e-book), pratiche burocratiche varie come le iscrizioni, l’adesione al trasporto pubblico, la richiesta in banca dei blocchetti per la mensa scolastica (già, in questo mondo dalla finanza malata le istituzioni invitano, che follia, ad accedere in banca sin da piccolissimi) questo oltre al necessari impegno delle famiglie di supporto alla crescita ed all’apprendimento, della cura dei rapporti sociali con le altre famiglie degli alunni e delle amicizie dei più piccini. Questo quando non si partecipa in prima persona collaborando con le istituzioni od essendo, come si suol dire, in sussidiarietà degli enti come nel caso del Piedibus.
Alunni: ritorno alla scuola
Intendiamoci Orvieto ha ottime scuole pubbliche, personale all’altezza od addirittura eccellente, ed una buona e moderna progettualità. Per essere una realtà che ha dovuto affrontare le riforme più assurde dalla Berlinguer (ricordate? Quello della bella grafia come materia d’obbligo nell’era di internet) alla recentissima Gelmini (Quella del tunnel dei neutrini che ha mandato regolarmente i test sbagliati agli esami) oltre alla concorrenza delle scuole private, direi che è davvero un’istituzione molto capace. Inoltre per essere un’istituzione calata nella realtà Italiana il fatto che mostri più luci che ombre è davvero positivo.
Nel corso di queste settimane vedremo di approfondirne le peculiarità, indicando le criticità da affrontare e le buone pratiche da importare, per ben resistere alla carica degli alunni e perché domani ci siano cittadini valenti e carichi che escano da questa fondamentale esperienza.
Una nuova visione di mensa ecologica e territoriale che, attraverso alcuni semplici buone idee, consente di avvicinare i più piccini ai temi dell’alimentazione naturale, in un background ludico, piacevole e coinvolgente.
La mensa infatti è essa stessa l’orto in cui potranno essere gli stessi bambini a far crescere, ed ovviamente mangiare, verdure sane, genuine e rigorosamente di stagione. I bambini infatti hanno l’opportunità di partecipare attivamente alla coltivazione capire sperimentando come zucchini, melanzane, pomodori e gli altri ortaggi non nascano sugli scaffali del supermercato ma, anzi, sono il frutto di una lenta evoluzione e crescita vegetale, di come questo possa essere favorito od ostacolato dal lavoro delle persone, del ruolo dell’acqua, della pioggia, degli insetti impollinatori e di tutto l’universo di antica sapienza e splendida esperienza ci possa essere dietro un buon piatto di pasta e lenticchie.
L’importante è avvicinare il bambino al cibo, farlo mangiare di più e meglio, fargli comprendere cosa sia quel che mangia e fargliene sperimentare il ventaglio di diversità possibili. Con l’idea di fondo che i prodotti siano rigorosamente biologici, di stagione e a km 0, e che la coltivazione, trasformazione e persino il mangiarli sia un momento piacevolmente gustoso e giocoso.
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Movimento 5 Stelle, promotrice Napoli città per la Costituzione, politica e territorio.
Alla negazione della libertà, e perfino della possibilità della libertà, corrisponde la concessione di libertà atte a rafforzare la repressione. H. Marcuse