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Ancora nessun passo avanti sui GuardRail Killer

I #GUARDRAILKILLER VANNO SOSTITUITI CON LE #BARRIERESALVAVITA. C’ERANO I FONDI MA NON SI E’ FATTO.

Ad Orvieto, in via della Stazione che nei mesi scorsi è stata oggetto di incidenti ripetuti, bisognerebbe pensare alla sostituzione dei guardrail con le barriere salvavita. Il M5S Orvieto è molto attento alla tematica della mobilità e ormai 3 anni fa veniva approvata dalla Commissione Trasporti della Camera una risoluzione del pentastellata (prima firma Michele Dell’Orco) che impegnava il Governo a rimuovere i GuardRail killer ed installare barriere ‘sicure’ anche per gli utenti della strada che utilizzano cicli, motocicli e scooters. La risoluzione fu votata da tutte le forze politiche.

Tantissimi cittadini ciclisti e motociclisti stanno segnalando queste barriere ghigliottina che in caso di caduta e scivolamento posso essere letali. E non solo via della Stazione, seguita a stretto giro dalla strada di Canale, dall’UmbroCasentinese ed i curvoni tra Colonnetta di Prodo ed Orvieto.

Il MoVimento orvietano ha (fino ad ora senza un esito positivo) chiesto al Sindaco, nella sua veste di ufficiale di stato responsabile della salute, ed all’assessorato competente alla viabilità di intervenire se intendano intervenire per questa operazione di messa dando attuazione, tra l’altro, alla legge 120 del 2010 come già richiesto in precedente interrogazione del M5S Orvieto del 21/10/2014 sulla destinazione delle multe per un miglioramento sostanziale della #SicurezzaStradale.

Splash guardrail killer

La nostra personale idea è di utilizzare proprio parte dei proventi delle multe per queste manutenzioni migliorative in attesa degli apposito fondi ministeriali, resta da vedere se chi ha responsabilità in capo alla sicurezza stradale sia disposto a fare altrettanto. In aggiunta a ciò chiediamo al Sindaco quali iniziative intenda invece prendere per la sicurezza specifica dei ciclisti e per rendere le nostre strade #bikefriendly, più amichevoli per gli affezionati delle due ruote.

M5S Orvieto, Fiato sul Collo nel rispetto per l’ambiente, per le regole della strada e per la vita.

Liste d’attesa. L’amministrazione risponde

ABBIAMO INTERROGATO IL SINDACO SU LISTE D’ATTESA IN VISTA DELLA RIFORMA DEL MINISTRO GRILLO. NON HA RISPOSTO LUI. ECCO COSA CI HA DETTO L’ASSESSORE COTIGNI.

Già pensando che ad orvieto, nonostante non sia previsto dal testo unico degli enti locali, Esiste un assessore alla sanità. No, no, Fermi tutti. Lo sappiamo bene che la sanità è una delega regionale però Sappiamo anche che i comuni godono di una tale autonomia che possono fare anche l’assessore ai viaggi spaziali quindi non c’è nulla di legittimo. Beh comunque l’assessore Cotigni… dice che non c’è problema è che, secondo le sue carte, i Rao cioè il livello medio di attesa rispetto alle urgenze ed alle necessità di chi si prenota per una visita sanitaria è a posto. Detto questo però ci ha mostrato le avvenute notifiche dei risultati della commissione alle competenze regionali. A questo punto Bisogna verificare dove si sono fermate in regione.

Morale della favola non siamo soddisfatti dell’approccio della nostra amministrazione per almeno tre motivi. Prima cosa non c’è il follow up cioè una volta comunicate le relazioni e degli stati dei nostri studi non si è stati a pungolare la regione affinché prendesse in carico quanto elaborato. Secondo nonostante l’intervento dei NAS all’ospedale e le denunce continue e pressanti delle problematiche l’amministrazione tende a negare l’evidenza. Infine c’è la questione del clima di campagna elettorale intorno agli argomenti sanitari e francamente questo è insostenibile ed inaccettabile.

Consiglio comunale 2 luglio 2018

TRA POCHI MINUTI INIZIA UN CONSIGLIO COMUNALE A TRAZIONE M5S. Iniziamo interrogando il sindaco sulle liste d’attesa nella sanità e sulla possibilità di intercettare la riforma che sta preparando il ministro Grillo grazie al lavoro della commissione del 2016. Poi ci sono una serie di altri atti tra cui alcuni Secondo noi molto rilevanti come la modifica del funzionamento del consiglio stesso con un nuovo regolamento che superi le vecchie logiche di moltiplicazione degli intermediari come accadeva con i consigli di zona e sia più orientato ad azioni di scopo ed aperto ad iniziative di democrazia partecipativa. Poi c’è il cambio dello Statuto cittadino cioè della principale fonte di diritto del nostro territorio garantita dal testo unico degli enti locali ed espressione della autonomia della nostra città. In pratica modifichiamo la Costituzione cittadina introducendo alcuni cambiamenti che vanno per esempio verso la trasparenza dove si parla chiaramente di accessibilità, streaming ed utilizzo delle piattaforme tecnologiche e poi, soprattutto, mettiamo in campo tra i principi di funzionamento del nostro comune il fatto che debba puntare alla massima occupazione è questo da un lato sgombra il campo dalla scusa che gli sportelli per il lavoro hanno sempre dato alle amministrazioni visto che sono gestiti dalle province, Ma dall’altro permette ad un comune che voglia attivamente impegnarsi ed intermediare tra ricerca ed offerta di lavoro ed accedere ai fondi delle politiche attive per l’occupazione di essere protagonista ed operativo, svincolato da eccessi anche qui di intermediazioni. Peraltro Questa è una proposta targata Movimento 5 stelle, presentata a novembre scorso in comune e condivisa anche da altre forze politiche. Poi ci occuperemo delle “questioncine” più vicine alla necessità giornaliera dei cittadini come ad esempio il rendere nuovamente attivo è disponibile l’elisuperficie per l’elisoccorso attualmente trasformata il parcheggio auto oppure quella de le problematiche degli aeroporti della Regione Umbria instaurando con l’aeroporto di Roma Fiumicino una linea ferroviaria diretta che eviti fastidiosi scali ad Orte e permette di scendere sotto il tempo delle due ore per fare 100 km. Infine quella che per i giornali e per le manovre che si sono fatte cercando di far cadere il comune deve essere davvero la madre di tutte le questioni: il ricorso al TAR contro l’espansione della discarica.

Il MoVimento 5 Stelle invita i cittadini a partecipare e ad interessarsi delle questioni che riguardano il proprio territorio e la propria vita.

Il CONSIGLIO inizia alle 9:00 a Palazzo Comunale, al secondo piano nella sala consiliare.

Sovranità energetica. Ripartire dai comuni.

SALE IL PETROLIO E SCATTANO GLI AUMENTI IN BOLLETTA A RICORDARCI CHE SIAMO UN PAESE A SOVRANITÀ ENERGETICA LIMITATA.

La questione è nota. Nonostante la vicinanza di Corbara ed i relativi impianti energetici idroelettrici e nonostante la fortissima capacità di autoproduzione diffusa in termini di energia e ad esempio biometano che potrebbe e dovrebbe avere una città come Orvieto, ci ritroviamo a pagare comunque come è più di altri comuni equivalenti in Italia ed in Europa.

Enti locali e Governo devono tutelare innanzitutto i cittadini

 

Bisogna tutelare intanto da subito ed a livello governativo i cittadini e le fasce più deboli lavorando ad esempio sulla riduzione dell’IVA per la prima parte delle forniture di gas, fare le dovute informazioni sul bonus elettrico come faceva il comune quando gestiva anche lo sportello dell’energia in Piazza della Repubblica ed infine c’è bisogno di come comune si prenda qualche tempo per fare un’analisi tecnica approfondita se sia possibile con questi costi dell’energia Pensa che sono di proprietà, appunto, comunali.

UNESCO E DINTORNI

CANDIDARE IL DUOMO A PATRIMONIO UNESCO? VA BENE MA DITECI A FRONTE DI QUALE COSTO E PER QUALE RITORNO?

Un recente studio di PricewaterhouseCoopers (PwC) su “Il valore dell’arte”, citando come esempio il forse non molto noto indice Rac – una misura del ritorno economico degli asset culturali sui siti Unesco – che vede gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia, vantare un ritorno commerciale di 16 volte quello italiano, mentre i numeri di Francia e Regno unito si assestano tra 4 e 7 volte quelli italiani.

Per capirci bene il fatto è che i siti Unesco del nostro Paese godono di uno scarso ritorno commerciale.
Forse perché grande contribuente dell’Unesco in generale, l’Italia non compare tra i finanziatori volontari dello specifico fondo World Heritage dell’organismo della Nazioni Unite (ci sono Francia e Germania). Il nostro Paese ha ridotto anche i contributi obbligatori a 122mila euro annui (non ancora versati al 30 giugno 2016). Quattro anni fa erano 163mila. Il Giappone ne versa 316mila, l’ Inghilterra appena più di noi, la Cina, che ci tallona per numero di siti (50), paga il doppio della Penisola.

Oppure il problema è che i sistemi culturali, museali e dell’accoglienza turistica non lavorano assieme in sinergia come accade invece in altri Stati? Sta di fatto che Sgarbi, in una sua recente polemica, coglie esattamente un punto che a noi sta molto a cuore e cioè quello che non esistono bacchette magiche e non basta fregiarsi di un logo attorno al quale poi fa ruotare una serie di iniziative ma piuttosto bisogna lavorare se un sistema complessivo che comprenda ed abbia al centro punti di riferimento come il Duomo di Orvieto e la tua magnifica facciata come annunciato ad esempio proprio dall’Opera del Duomo ma che non si limiti a quello. Ben venga quindi ogni iniziativa di inserimento nella World Heritage Unesco ma non dobbiamo credere affatto che questo rappresenti una capacità di incremento sostanziale come accade invece in altre nazioni che hanno un patrimonio molto minore del nostro e quindi meno alternative tra cui scegliere.

Quanto al conflitto che si potrebbe innescare tra siti UNESCO con il confronto artificiale che si cerca di creare tra le nostre risorse monumentali ed il progetto di valorizzazione della biodiversità del Monte Peglia , che la nostra portavoce Lucia Vergaglia ha presentato in Consiglio comunale, Ebbene a nostro avviso non esiste anche perché attrae i tipi di turismo diversi essendo da un lato una risorsa naturalistica e dall’altro una risorsa patrimonio storico-artistico. Anzi piuttosto l’uno aggiunge valore all’altro creando un Unicum ad Orvieto che abbia caratteristiche che possono rispondere ai diversi turismi e quindi possa permettere immaginare futuri investimenti nell’accoglienza a 360° non limitandosi ad un singolo tipo di turismo soprattutto non limitandosi al mordi e fuggi nella visitatore del Monumento importante.

Infine deve essere ben chiaro a tutti che le Tentative Lists of States Parties del patrimonio UNESCO possono durare anche 10 anni e che la cosa non è assolutamente priva di costi e di impegno facilmente calcolabile. In effetti anche volendo limitarsi alle spese minime possibili il punto di pareggio nel caso di attese in una lista molto lunga rappresenta comunque un investimento di medio lungo periodo e non una soluzione dei problemi concreti ed attuali.

Comunque è una delle iniziative da prendere in considerazione per l’amministrazione che verrà nel 2019. Ma sarà da affrontare seriamente con gli operatori privati che insistono sul territorio potrebbe essere quella di valutare se candidare all’Unesco l’intero centro storico a fronte di una analisi non campata in aria o basata su serie storiche e dati antecedenti il turismo dei Tripadvisor e dei social.

Ps

Va comunque detto grazie a Sgarbi.

Gli sportelli utili

SPORTELLO DEI DIRITTI E SPORTELLO REGIONALE SOS EQUITALIA SONO STATI ESEMPI DI VOLONTARIATO CIVICO E VANNO ISTITUZIONALIZZATI.

Questa bella foto con Carlo sibilia e Maria Grazia Carbonari e la nostra portavoce Lucia Vergaglia, che diede il via allo Sportello dei diritti di Orvieto, fu fatta durante le discussioni per aprire il primo punto SOS Equitalia qui in Regione.

Entrambi gli sportelli hanno lavorato tantissimo e sanato le situazioni pericolose che hanno vissuto tanti cittadini incolpevoli. Hanno anche mitigato i problemi di quelli che hanno compiuto qualche mancata diligenza mentre non hanno quei tentativi di abuso del diritto i quali, invece di chiedere Il ristoro di ingiustizie subite, rappresentano un tentativo di ingiustizia al quale noi ci opporremo sempre.

Tuttavia ora che siamo al governo è il momento di fare uno scatto in avanti e mettere a disposizione della cittadinanza degli sportelli istituzionali che coprano quelle mancanze nel sistema pubblico come abbiamo fatto in maniera volontaria con i punti SOS Equitalia oppure come lo sportello dei diritti operante in Orvieto. Alcuni Comuni più illuminati del nostro, e forse con una maggior disponibilità di personale, hanno già sposato iniziative del genere , anche operando in convenzione con altri enti. Da parte nostra non mancheranno ulteriori proposte ed iniziative ed in vista del 2019 questa potrebbe essere anche una possibile proposta in termini di programma elettorale.

Street art. Occasione persa

POCHI ACUTI PER IL DISCUSSO PROGETTO DI STREET ART.

Viene quasi da pensare che fosse stato portato avanti per pura polemica visto che non ha avuto che un seguito minimale il progetto di street art dell’amministrazione, inizialmente seguito come la parte più a sinistra del Consiglio Comunale. I dibattiti all’epoca furono accesi e andavano dalla effettivamente caotica regolamentazione alla più accesa e chiassosa discussione sul fatto che l’importante era che se ne parlasse, perché l’arte in fondo deve scuotere le coscienze.

Tuttavia non c’è stato nessuno scossone a parte lo sterile confrontarsi su di un murale presso il Cippo dei sette Martiri di Camorena. Eppure la street art porta con sè un retaggio riconosciuto nel recupero delle aree più Periferiche esposte al rischio di degrado per la minore presenza di adeguati elementi dello sviluppo urbano sostenibile, come il commercio di vicinato e lo stesso arredo urbano.

Certo non sopperisce alle lacune dei servizi ma può sostituire muri e ricreare una di quelle peculiarità intorno a cui una comunità ed una generazione possa tendere a riconoscersi in mancanza di altro. E come molte forme d’arte vive a sua volta di riconoscimento e di confronto soffoca invece se il confronto viene spostato su altri piani, come è accaduto ad Orvieto, soffre se viene diffusa fuori dal proprio contesto risultando semplicemente fuori luogo invece che scuotere le coscienze.

Una occasione persa, un insuccesso di cui fare però tesoro per ripartire con quegli obiettivi, alti , che ci si era dati quando fu proposto di dare il via alla street art orvietana.

Aggregazione abbandonata

PARCHI E SPAZI DI AGGREGAZIONE DEVONO ESSERE RESI VIVI E NON ABBANDONATI.

Come fossero tessere di mosaico calate dall’alto nel disegno incompleto di quello che una cattiva politica chiama suburbio, e che in realtà rappresenta vita e casa di molti cittadini, i nostri spazi di aggregazione sono troppo spesso lasciati nell’abbandono, nell’incuria e nella mancanza di iniziativa che purtroppo quando non nasce dal basso per un senso di appartenenza ed una coscienza civica, che qualche quartiere a e qualche altro meno, Deve necessariamente essere portata da una esemplare amministrazione che non trinceri dietro un lassismo e a demandare ad una sussidiarietà orizzontale talvolta abusata nella ripartizione dei fondi e certamente male intesa.

Con l'erba alta i pericoli per i bimbi restano nascosti
Con l’erba alta i pericoli per i bimbi restano nascosti

Le aree gioco per i bimbi immerse nell’erba alta sotto il sole sono plastica rappresentazione di questo che è più di un problema che, al netto dei tanti proclami, descrive il corso di una intera amministrazione che non sa guardare all’aggregazione fuori dalle bocciofile, a famiglie, giovani e futuro.

La Regione fanalino di coda

L’UMBRIA È LA REGIONE DEL CENTRO NORD MAGGIORMENTE IMPOVERITA.

E così mentre i soliti espertoni dell’analisi politica cercano di dare delle risposte e felpate a giustificare un risultato elettorale fatto di giustificata volontà di rinnovo, l’Istat ha diffuso il nuovo dato sulla povertà relativa e la situazione in Umbria è sempre più drammatica. Non solo con il 12,6% la nostra regione è ultima in tutto il centronord con un dato più che doppio rispetto alla vicina Toscana, ma per la prima volta il dato umbro è più alto della media nazionale. Continua a leggere La Regione fanalino di coda

Ancora nessuna convocazione dell’osservatorio dipendenze

IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI E NOI LASCIAMO “DORMIRE” L’OSSERVATORIO DIPENDENZE.

Orvieto il comune capofila della zona sociale 12 della nostra regione e dovrebbe ospitare un attrezzato osservatorio contro le dipendenze vecchie e nuove ed oggi, nella Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico di stupefacenti , le mancate adunanze e convocazioni di tale importante strumento fanno ancora più male. Ricordiamolo che la tossicodipendenza continua a essere una grave minaccia per la salute pubblica in Europa: ogni anno si registrano fra 7000 e 8000 vittime di overdose. Il fenomeno sta cambiando volto in Europa: aumentano infatti i problemi connessi all’uso di sostanze stimolanti, come la cocaina, mentre nuove sostanze fanno la loro comparsa sul mercato europeo.
La prevenzione dell’uso di droghe e l’offerta di trattamenti efficaci per l’abuso di stupefacenti sono i pilastri della risposta dell’Europa a questo problema. Un’importante novità rispetto agli anni Novanta è stato il potenziamento delle terapie per prevenire decessi e infezioni virali fra i tossicodipendenti. Nell’UE almeno un milione di persone all’anno ricevono un trattamento per problemi di tossicodipendenza, mentre a chi fa uso di stupefacenti sono distribuiti fra 50 e 100 milioni di aghi e siringhe puliti.
La situazione è migliorata non solo sul piano quantitativo ma anche qualitativo. Oggi gli interventi si basano su prove più solide che in passato e la valutazione è diventata un elemento fondamentale della politica antidroga in molti paesi. Lo stesso avviene anche a livello europeo, dove la strategia dell’Unione europea in materia di droga (2005€“2012) è attualmente oggetto di una valutazione esterna. L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) contribuiscce alla valutazione con una relazione che illustra i principali cambiamenti registrati in questo periodo nel settore delle tossicodipendenze e nelle politiche adottate dai governi nazionali.

Ed anche gli osservatori locali come il nostro posso fare molto, soprattutto sollevando la questione dell’impatto delle nuove Smart drugs in diffusione locale e sull’impatto sociale se ne deriva contribuendo così alle scelte di decisioni politiche sul territorio che possano creare ostacolo alla diffusione e creare le condizioni di rimozione delle cause di dipendenza.

Tuttavia c’è bisogno non solo della volontà ma anche della capacità organizzativa che in questo momento il comune capofila sembra davvero non avere nonostante le (nostre) pressanti richieste.