Parte la Commissione Pari Opportunità

Prevista dallo Statuto cittadino di Orvieto, la Commissione Pari Opportunità, riesce finalmente a partire.

vittoria-pari-opportunitàSin dall’insediamento dell’Amministrazione Germani il M5S ha fatto pressing per l’attivazione di questo strumento democratico, da anni fermo con le 4 frecce, in attesa di una scossa nei temi dei diritti e delle priorità sociali.

La Commissione è paritaria tra maggioranza ed opposizione ed è composta da Pettinacci (Pd), Tardani (Forza Italia), Timperi (PD) e Vergaglia (M5S) ed è il luogo deputato al confronto, a differenza dell’Assessorato alle Pari Opportunità che è l’organismo operativo finale. Come tutte le commissioni avrà poteri specifici e capacità d’iniziativa, farà attività d’ascolto e di decodifica delle esigenze, e riporterà al Consiglio ed agli organi di Giunta i risultati utili e le necessità d’intervento.

Dal 2000, in Europa, vige “La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione. Il principio della parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato” (Carta di Nizza dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, art. 23).

Per rendere vero questo principio sono stati messi a disposizione tanti strumenti democratici, anche al livello comunale, che però stentano ancora ad attivarsi, proprio come è successo qui ad Orvieto. Questi organismi di parità sono strumenti di osservazione, discussione e promozione di politiche di uguaglianza fra i generi (donna – uomo)e come tali vanno necessariamente attivati ed utilizzati. Tuttavia le Pari Opportunità non si limitano ai generi ma, in qualità di vero e proprio principio giuridico oltre che di civiltà, puntano a permettere liberamente, in assenza di limitazioni o vincoli, alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo indipendentemente (oltre che dal genere) dalla propria religione, convinzioni politiche, razza, etnia, disabilità, età ed orientamento sessuale, ovvero quelle che solitamente sono indicate come diversità.

In tal senso il M5S proporrà un’agenda d’inclusione delle politiche ugualitarie e di sostegno e la stipula di un patto cittadino contro ogni barriera, a partire da quelle architettoniche fino a quelle culturali.

vittoria-pari-opportunità1L’occasione di questo primo incontro partirà sicurmente dallo stigmatizzare le recenti parole del leader turco Erdogan: «Con­si­de­rare uomo e donna sullo stesso piano è con­tro natura, i due generi sono diversi per indole e costi­tu­zione fisica: le donne devono fare le madri» ricordando che l’effetto di politiche e culture “limitative” dei diritti è facilmente quantificabile; infatti la Turchia, nel Glo­bal gen­der gap report 2013, è 120ma su 136 nazioni, con tassi di vio­lenza dome­stica dieci volte supe­riori a quelli di altri paesi europei.

Da qui si parte.

QSV Natale: La parola agli orvietani

Negli scorsi giorni ci siamo posti il problema della palese “concertazione” delle chiusure natalizie della ristorazione e dell’accoglienza orvietana; a fronte della situazione, che crea danni incalcolabili nell’era dei social network ad una città turistica abbiamo prontamente espresso una posizione molto critica ed accennato una strategia possibile: quella di investire proprio nel periodo natalizio le risorse dell’imposta di soggiorno, in modo da rendere appetibile la città nelle feste e dare un buon motivo agli operatori per restare aperti ed investire nella promozione di Orvieto anche per Natale. E questo anche alla luce che adagiarsi su Umbria Jazz Winter, e sulle convenzioni per gli ospiti che arrivano in quel periodo, se da un lato garantisce sicurezza dall’altro espone città ed operatori al rischio di perdere l’intera stagione invernale nel caso, sempre vivo, di un trasferimento di sede della manifestazione musicale in altra città. In tal senso abbiamo indicato come strategica la questione delle festività natalizie per diversificare l’offerta, ridurre il rischio ed avviare nuovi mercati.

polemicaApriti cielo! Subito è fioccata la polemica sul web e con telefonate e contatti. Si è andati dalle presuntuose accuse di non conoscere la realtà orvietana a quelle di non saperne nulla non facendo parte delle categorie interessate, mentre intanto nessuno ha smentito il fatto che a Natale i professionisti dell’accoglienza e della risporazione sono d’accordo per rimanere chiusi. Purtroppo basterebbe dire che altrove, nelle città turistiche e d’arte, il Natale è valorizzato e gli albergatori ed i ristoratori non si sognano di fare serrate ma è talmente ovvio. Non bisogna essere “cintura nera di ristorazione” o “premio Nobel di gestione alberghiera” per capire quanto si possano arrabbiare i turisti che trovano chiuso, quanto oggi la loro delusione non resti fine a se stessa ma possa trovare sfogo sulle guide online, su tripadvisor. Ricordiamo tutti che quest’estate, soltanto per un singolo cartello scritto male, fotografato e diffuso sui social network, il Sindaco Germani è stato costretto ad andare a scusarsi su Rai 1 con tutti i proprietari di cani d’Italia.

Non sfuggiamo però alla necessità di chiarimenti e di una soluzione positiva al problema: a questo punto ci non resta che invitare pubblicamente, associazioni e rappresentative dei ristoratori e degli albergatori alla sala Consiliare del Comune di Orvieto, venerdì 28 novembre 2014 alle ore 21,00, per contribuire assieme al Quadro Strategico di Valorizzazione per le festività natalizie, a partire dalla raccolta rifiuti alle attività di promozione.
Se avete idee e proposte noi ci siamo, e Vi sosterremo, in mancanza capiremo che resta a noi la responsabilità di tracciare la strada e state certi che non resteremo con le mani in mano. Vi aspettiamo.

Regionali 2014

Ha vinto l’assenteismo, ha vinto la delega, ha vinto la resa e la sfiducia. Nel passato successe già, e noi troviamo oggi nei gorverni locali e nazionali l’affermarsi delle stesse formule che portarono i liberi Comuni divenire delle Signorie alla cui base vi furnono proprio le fazioni umiliate e sconfitte, che volendo porre tutti in condizioni di eguaglianza alla propria classe spinsero al conferimento di cariche podestarili ai capi delle famiglie preminenti, con poteri eccezionali . È così che la vita democratica finisce, semplicemente, con l’imporsi un singolo anche oltre le caste… quando c’era LUI.

La RESA natalizia.

In quasi tutte le città d’arte e centri storici d’Italia e d’Europa il natale è atteso con trepidazione.

piazza santa croce - mercatino di natale -firenzePer mesi in vista della stagione turistica natalizia, la stagione della tredicesima, una delle poche che ancora funziona in tutta la nazione, si pianificano le iniziative, la viabilità e le aperture straordinarie per le festività invernali. Le amministrazioni organizzano aree di mercato KmZero e mercatini di natale. Regolano viabilità e mobilità in modo da favorire il godersi dei centri e la fruizione dei beni culturali locali. Rendono ancora più favorevole il contesto turistico e commerciale permettendo biglietti combinati, mettendo a disposizione personale, centri informazioni e, più recentemente, portali web ed infosocial. Promuovono il territorio attraverso premi ed azioni mediatiche, invitano personalità di richiamo, sponsorizzano le proprie personalità locali nei luoghi dove il loro appeal possa portare attenzione anche sulla città.

Creano in poche parole quell’ecosistema turitico-commerciale che porti sviluppo e lavoro quando manca e permetta ai tanti cittadini di godersi la propria città durante le ferie.

La natura religiosa della festa non viene messa in discussione e le iniziative della Chiesa sostenute e valorizzate, ed anche per questo favorite e spinte in ogni modo le iniziative “secolari”, come commercio e turismo, e soprattutto le iniziative culturali. Tutti i politici che abbiamo avuto fino ad ora hanno descritto le potenzialità di Orvieto nelle festività snocciolando i paragoni con Salisburgo, Praga ed i centri più noti e vivaci del Trentino… con quali risultati? ZERO!

Anche questo Natale Orvieto chiude per ferie.

Praticamente tutti gli alberghi in centro e larga parte della ristorazione va in vacanza, forse a Salisburgo, a Praga od in Trentino. Orvieto intento resta chiusa per ferie, qui il turista non è benvenuto. La città si è arresa, la resa natalizia è soprattutto di quegli attori del mercato che dovrebbero stare tra loro in regime di concorrenza, non di cartello, e che sono soliti lamentarsi con le amministrazioni anche quando sono in crescita.

Not Welcome Doormat, with Clip Path. See also 'Welcome' DoormatViene da chiedersi se quei commercianti, quelli con i “fondi” in posizioni di rendita come via del Duomo, che non vogliono la pedonalizzazione del centro storico, a partire da Piazza del Popolo, lo sanno come fanno i loro colleghi in altri centri storici e città d’arte. Viene da chiedersi a chi conviene una città che langue e muore dappertutto tranne in certi posti. Viene da chiedersi chi possa permettersi i famosi “studi legali romani” degli amici di Renzi. Viene da chiedersi con che faccia gli operatori che fanno cartello vengono a protestare in Comune.

Intanto i fatti sono che Orvieto a Natale resta chiusa per ferie, e non per mancanza di domanda, ma per assenza totale di offerta professionale nella latitanza operativa dei tanti pontificatori del passato.

Orvieto non può più permettersi “cartelli commerciali al ribasso”, o posizioni di rendita che danneggiano tutti, e vorremmo tanto che le associazioni di settore, se esistono per davvero, si facciano sentire non solo quando si tratta di fare lobbysmo in Comune o bussare cassa ma anche, e soprattutto, a colmare queste incredibili, inaccettabili lacune.

A questo punto ci vediamo costretti a proporre un regime d’utilizzo degli avanzi della Tassa di Soggiorno proprio per il periodo in cui commercio e turismo soffrono di più, ovvero sin d’ora per il Natale prossimo. Vediamo se riusciamo ad invertire quest’assurda, stupida ed autolesionistica tendenza o se dobbiamo passare a parlare di “albergo diffuso” ed “accoglienza familiare” da sponsorizzare sulle piattaforme social in mancanza di operatori professionali del settore che siano in grado di mantenere un livello minimo di servizio causando, al tempo stesso, un notevole danno d’immagine alla vocazione turistica della nostra città.

Una città turistica, nelle ferie, deve restare aperta e fruibile.

Osservatorio permanente sulle dipendenze

Soddisfazione per l’inclusione all’unanimità della portavoce M5S Lucia Vergaglia all’Osservatorio Permanente sulle Dipendenze.

L’Osservatorio è una delle politiche comunali di area vasta e copre l’intera Zona Sociale 12 della Regione Umbria, ovvero l’area dell’Ufficio della Cittadinanza che ha come capofila il Comune di Orvieto.

Assieme agli altri consiglieri orvietani, Martina Mescolini, Tiziano Rosati, Claudio Di Bartolomeo e Roberta Tardani ed i partecipanti dei comuni di Allerona, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Monte Gabbione, Monteleone di Orvieto, Parrano e Porano, da quest’anno, affronterà le attività dell’Osservatorio che non si limiteranno più alle sole tossicodipendenze ma, anche, ai nuovi e gravissimi risvolti sociali delle new addictions, le dipendenze comportamentali.

vittoria-osservatorio-dipenL’impronta che noialtri proveremo dare all’Osservatorio parte dall’attualissimo lavoro di Francisco Alonso-Fernandez del 1999 sulle dipendenze sociali, o legali, e quelle antisociali e punta ad agire sui tre livelli di osservazione, risposta e proposta. Continua a leggere Osservatorio permanente sulle dipendenze

BioGas e BioMasse rispettino l’ambiente

Il M5S è da sempre favorevole ad una cogenerazione ed una produzione di energia pulita. Questo è uno dei capisaldi della politica energetica che promuoviamo da sempre assieme alla gestione intelligente delle reti ed alle tecnologie del basso consumo. Oltre a ciò effettua un’azione normativa e di applicazione stringente delle buone norme e delle buone pratiche per un ambiente pulito e sano mantenendo sostenibile lo sviluppo ed il progresso della nazione. Sul territorio siamo recentemente intervenuti sull’argomento degli impianti a BioGas e BioMasse anche di piccola taglia.

vittoria-via-obbligatoria-bL’Italia è il paese della creatività e del marketing, dove gli inceneritori diventano “termovalorizzatori”, la benzina è “verde” ed il trattamento dei rifiuti diventa “bio”. In Europa le cose vanno diversamente, la propaganda mediatica esiste anche negli altri paesi ma è ben bilanciata da un servizio pubblico limpido, da una diffusione delle informazioni trasparente ed anche da un sistema scolastico molto attento anche alle discipline tecniche e scientifiche qui considerate troppo spesso subordinate a quelle artistiche od umanistiche; i cittadini di quei paesi hanno paradossalmente un maggior bagaglio culturale per recepire le informazioni tecnico scientifiche e fonti ben più affidabili. Non è un caso quindi che la direttiva europea sia da sempre stata chiara sulla necessità obbligatoria della valutazione d’impatto ambientale, detta V.I.A., anche per gli impianti a BioGas e BioMasse, indipendentemente dalla potenza dell’impianto, mentre qui in Italia, per sburocratizzare, questa procedura veniva saltata per gli impianti di potenza inferiore al MegaWatt. Ovviamente siamo stati castigati dall’Europa ed ora l’obbligo è recepito anche in Italia ma molti impianti erano già partiti senza la necessaria valutazione.

Il M5S locale ha chiesto ed ottenuto all’unanimità che nel Comune di Orvieto si procedesse:

  • a porre in essere la corretta serie di buone pratiche volte al controllo e alla verifica della regolare applicazione della Direttiva stessa, ovvero ad attivarsi affinchè i proprietari ed i gestori degli impianti a biogas/biomasse presenti sul territorio ancor prive del V.I.A. siano, entro venti giorni, intimati per procedere alla messa in regola;
  • al verificare lo stato di avanzamento informando il Consiglio sull’eventuale risoluzione del problema;
  • a relazionare durante la prima seduta utile del febbraio 2015 in merito al raggiungimento dell’obiettivo richiesto dalla normativa o delle azioni ulteriormente necessarie;
  • a trasmettere alla Regione Umbria ed agli altri Comuni della Regione Umbria copia dell’atto di indirizzo medesimo con specifico invito ad accogliere localmente la Direttiva 2011/92/UE così come recepita nella legge 116/2014;

Una precisa posizione a favore della sicurezza ambientale e del rispetto del nostro territorio, una chiara manifstazione di volontà che l’Umbria resti il cuore verde, per davvero, dell’Italia.

Finalmente Unioni Civili Ugualitarie sono realtà grazie al M5S

E’ stata dura ma ad Orvieto siamo giunti ad una vera svolta.

Compressi tra visioni ideologiche e sensibilità personali molto diverse noi del M5S abbiamo chiesto online ai nostri iscritti di darci un riferimento sulle Unioni Civili. La maggioranza dei votanti ha voluto una regolamentazione e, detto fatto, noi l’abbiamo portata in Consiglio Comunale e, non senza combattere, abbiamo avuto successo.

vittoria-unioni-civiliSappiamo bene che il Registro delle Unioni Civili Ugualitarie è un surrogato di una vera legislazione in materia ma nel frattempo permette di dare data certa alla situazione di convivenza od unione e dare una mano alle coppie di fatto, soprattutto nelle materie di competenza degli Enti locali sulle quali Comuni ed enti locali hanno piena potestà amministrativa.

La data certa della situazione di Unione all’atto della registrazione permetterà di accedere a quei diritti previsti in leggi e regolamenti separati tra loro ed ambiti sui quali si è legiferato senza pensare di organizzare un testo unico per evitare sovrapposizioni con il nostro consolidato diritto di famiglia. I tempi sono maturi perchè lo stato possa provvedere e la mozione sulle Unioni Civili del M5S Orvieto prevede anche un esplicito pronunciamento della giunta che vada poi inoltrato per lettera dal nostro Assessore alle Pari Opportunità alla Presidenza del Consiglio perchè sia messa all’ordine del giorno la discussione sulle Unioni Civili.

Alcuni dei diritti che questa iniziativa permette di raggiungere agevolmente sono quelli di riconoscimento di famiglia anagrafica, i diritti e doveri dei conviventi, diritto alla procreazione assistita (legge 40/2004), diritto a notizie sulla salute del compagno/a, patti di convivenza standardizzati e naturalmente l’accesso a molti dei servizi comunali che potranno essere anche esclusivi per gli iscritti nel registro od essere estensione di quanto già previsto alla famiglia. La nota dolente saranno naturalmente i doveri che si instaureranno nella coppia ad esempio in campo fiscale.

L’Unione Civile è, e resterà, qualcosa di completamente diverso da una famiglia o dalla semplice coppia di fatto non riconosciuta. I diritti ed i doveri che scaturiranno dall’Unione Civile registrata non pregiudicheranno quelli della famiglia tradizionale.

Unico limite posto all’impostazione del registro proposta dal M5S è dovuto ad un emendamento di Sel che impedisce la trascrizione nel registro delle Unioni Civili Ugualitarie il matrimonio omosessuale contratto all’estero come causa efficente di unione. Ne consegue che queste coppie regolarmente sposate in altro paese che vorranno godere del regime amministrativo delle Unioni Civili registrate dovranno, come tutti gli altri, fare un’apposita istanza con relativo, e ridondante, “patto di convivenza” ed il nuovo regime non potrà essere retroattivo all’atto del matrimonio: portroppo non dipende dal M5S ma dalla straordinaria capacità che ha una certa sinistra d’incespicare sui propri cavalli di battaglia.

Ogni miglioramento sarà sempre possibile ma le fondamenta le abbiamo gettate avendo bene in mente che i diritti non pregiudichino i diritti altrui. Ad Orvieto, finalmente, le Unioni Civili Ugualitarie sono state approvate.

Unioni civili: scontro al calor bianco M5S – SEL

Orvieto, Consiglio Comunale, 17 novembre 2014

In discussione tre ordini del giorno sulla famiglia e sulle unioni civili. Si discuteranno in ordine, prima quella di Sel che vuole la trascrizione da parte degli ufficiali di Stato Civile dei matrimoni contratti all’estero, poi c’è quella delle destre che puntano a dare privilegi esclusivi alla famiglia tradizionale ed infine quella del M5S che ricalca la proposta votata sul blog a larga maggioranza degli iscritti per l’istituzione di uno speciale registro delle unioni ugualitarie.

Tutto comincia con la presentazione dell’emendamento Rosati (Sel) che vieta la trascrizione dei matrimoni contratti all’estero nello speciale registro previsto dal M5S.

diritti alle coppie Siamo curiosi e chiediamo perchè questa scelta: se casomai non fosse approvata la mozione di Sel proprio il loro emendamento priverebbe di ogni diritto le coppie gay regolarmente sposate all’estero lasciando impregiudicati i diritti di chi invece si limita a convivere. Ci sembra una stupidata ma ci viene risposto che i diritti o tutti o nessuno, le coppie sposate all’estero, tutte, non si accontenterebbero di una soluzione al ribasso. Ci sembra inutile approfondire se, per caso, Rosati avesse chiesto a tutte le coppie gay presenti e future se fosse meglio un pugno di mosche che una soluzione al ribasso.

Si va in discussione della mozione di Sel che insiste per la trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero che Sel, nonostante la presa di posizione del ministro degli interni (mai smentita da Renzi) che obbliga i prefetti a invalidarle e la contrarietà della sua stessa maggioranza. E’ una questione di principio, di disobbedienza civile e di posizione politica chiosa Rosati, una sensibilità che abbiamo solo noi di Sel…

A questo punto è il M5S ad avere la parola ed a ribaltare la questione: «Non è politica, è solo propaganda! Da un lato ci si erge a paladini dei diritti, dall’altro non si offrono diritti anzi, come nell’emendamento presentato dal Consigliere Rosati, li si limitano apposta per mandare la crisi sempre più alle estreme conseguenze» Tuona Lucia Vergaglia «Dopo questi mesi di vuoto di proposte ed azioni in Comune, con l’avvicinarsi della tornata elettorale regionale, cominciano le grandi manovre per l’acquisizione dei bacini di voti»

Rosati ribatte che non è democratica una forza politica che si sveglia adesso sulle questioni dei diritti civili, e solo dopo un sondaggio su un blog. Vergaglia risponde e rincara la dose «Dopo il patetico tentativo di averci fatti passare per omofobi in Parlamento e la nostra eloquente risposta nel bacio tra i nostri portavoce ancora tentate mezzucci e secondi fini. Ci dispiace ma la vostra mozione è in contrasto con la legge, il Vostro emendamento invece limita i diritti di quelli che dite di rappresentare. Siete una delusione!»

bacio no omofobiaLo scontro non è il primo e non sarà l’ultimo. Sel ha presentato un programma amministrativo che non sta rispettando, in special modo sull’ambiente. Ha appoggiato alle elezioni la lista del greco Tsipras e si è vista presa in giro dal proprio “candidato di garanzia”, Barbara Spinelli, che ha sottratto il posto al giovane Marco Furfaro. Il MoVimento 5 Stelle vorrebbe tanto che si dessero una svegliata e cominciassero a rispondere della propria responsabilità politica, quella ad esempio per la quale, in Parlamento, hanno portato  alla presidenza di Montecitorio Laura Boldrini, non certo una paladina delle minoranze, non certo un esempio superpartes.

Anche qui, nel piccolo di un comune di poco più di ventimila anime, bisogna agire con criterio e responsabilità e non solo nascondersi dietro ad uno slogan propagandistico come Sel è da sempre brava a fare, mentre taglia con un emendamento i diritti che diceva di voler difendere. I toni alti, le accuse a muso duro e le reprimenda sulla manifesta ignoranza di norme e principi democratici Sinistra Ecologia e Libertà se li è meritati tutti.

Speriamo serva a qualcosa.

Bardano: cominciano i risvegli.

Anni di crisi affrontate senza un’idea, una prospettiva ed una minima visione hanno portato la desertificazione industriale del nostro territorio. Il mercato ha punito quelle imprese produttive incapaci di logiche di rete e di operare al di fuori ed al di sopra del ristretto orizzonte del loro personale segmento commerciale.

Gli stress di credito e commesse sono stati affrontati come situazioni temporanee, destinate a passare, senza nessuna strategia alternativa, nessuna prospettiva di sviluppo e così, una dopo l’altra, le aziende del tessile Made in Italy presenti a Fontanelle di Bardano, ed il loro indotto, si sono avviluppate e sono state dismesse. Sono semplicemente fallite. Così come erano falliti i tavoli politici volti ad affrontare il singolo “momentaccio” di Sphera od MManifatture, privi anch’essi di una proposta vera di rilancio, d’attrazione di capitali, di formazione di lungo periodo, di promozione dei brand territoriali.

cartello-chiuso-per-cessata-attività

Con la nuova consiliatura è presente anche il M5S che sin da subito ha indicato nella trasformazione delle peculiarità in opportunità e nell’indicazione di una visione strategica di lungo periodo la rotta per uscire dalle acque impaludate delle nostre industrie. Per la vicenda Electrosys abbiamo sponsorizzato la via del portare i lavoratori nelle stanze dei bottoni, nel board direzionale, per il polo produttivo di Fontanelle di Bardano abbiamo proposto l’adozione di un insieme di iniziative di Marketing Territoriale e politiche di Sviluppo per il centro del Made in Italy cogliendo, a costo zero, l’occasione dell’individuazione del centro geografico d’Italia (e quindi del Made in Italy) proprio in quel distretto industriale, area che, vista la presenza di una storia tessile importante, di maestranze capaci ed esperte, del nascente vicino Campus, avrebbe potuto diventare un cluster industriale d’innovazione votato ai prodotti tecnologici indossabili, il cosiddetto wearable.

Avremmo avuto piacere che ai tempi della presentazione di queste iniziative i lavoratori del tessile avessero pubblicamente “sposato” l’iniziativa e che i sindacati si fossero fatti avanti per dirsi interessati. Non è successo, anzi se possibile è avvenuto il contrario ed il Pd, definendo “sarcastica” la proposta, compatto con la maggioranza l’ha bocciata. Ancora aspettavamo una levata di scudi di imprenditori locali e lavoratori, interventi dei sindacati e delle famose “parti sociali” ma nulla.

In pochi giorni abbiamo depositato un’interrogazione all’Assessore sulle proposte dell’Amministrazione in relazione al distretto industriale di Bardano e delle politiche di attrazione di fondi ed investimenti mentre, dalla sede del Parlamento Europeo, rilanciavamo la concretezza dell’occasione persano snocciolando, assieme agli Eurodeputati, i fondi europei, superiori al miliardo e duecentocinquanta milioni di euro che i 48 cluster d’innovazione italiani solo nel 2013 hanno intercettato (in media oltre 25 milioni di euro per distretto all’anno); un’enormità, un obbiettivo però concretamente raggiungibile a lungo termine, in ogni caso anche la ventesima parte ci farebbe comodo e farebbe la differenza per il territorio.

Allora sono cominciati i primi risvegli, i contatti informali per il rilancio della proposta, l’interesse del sistema produttivo. Intanto in maniera sconclusionata e scomposta riprendono le iniziative che puntano ai capannoni del Crescendo proprio a Fontanelle di Bardano da parte della compagine sindacalisti e lavoratori pronti a riunirsi in cooperativa per riprendere a lavorare. Ancora una volta senza proiettare una una visione, senza dimostrare un’idea strategica e navigando a vista nel tentativo di uscire per febbraio con i modelli 2015, per poi certamente riavvilupparsi in caso di problemi commerciali, economici, finanziari o di altro genere e puntare all’obbiettivo palesemente non secondario degli ammortizzatori sociali. Comprensibile, non bello ma comprensibile.

Noi ci chiediamo perchè allora non lavorare per vincere? Perchè non tentare la carta dello sviluppo vero, dell’affermarsi e vedere territorio e marchi crescere e dare lavoro anche ad altri? Perchè c’è un continuo tentativo di sponsorizzare l’emergenza invece che il ritorno alla normalità?

sviluppo-bis

Noi italiani siamo gli unici al mondo che possono fare il Made in Italy, in Italia c’è un unico distretto produttivo che può vantare di essere il “Centro del Made in Italy” e lo abbiamo noi.

Fare del tessile senza cogliere quest’occasione significa condannare la nuova azienda a tirare a campare della buona volontà dei cittadini che presterebbero l’immobile del Crescendo e sosterrebbero di tasca loro la futura, ahimè probabile, cassa integrazione. Spiace ricordarlo ma la stessa compagine in tempi dove le crisi mordeva di meno è già andata in fallimento, se si vuole avere una possibilità di sopravvivenza c’è bisogno di una politica, ed un agire imprenditoriale e sindacale, di tutt’altro spessore che quello sin qui dimostrato.

Se davvero la gente del tessile vuole riprendere il mano il proprio destino lavorativo lo tenga ben presente, sia nelle dichiarazioni che nelle azioni, perchè solo in questo caso noi siamo pronti a sostenerli.

12 novembre, secondo anniversario

Sono passati due anni dall’alluvione del 2012.

Potrà accadere ancora?
Potrà accadere ancora?

Da allora tanti annunci, tanti soldi stanziati, tanti rimpalli di responsabilità tra uffici e tra politici. Nessuna indagine, nessun inquisito, nessuna sicurezza. Come se il fiume non avesse mai scavalcato ponte ed argini, come se tutto sommato dato che non ci sono stati i morti in fondo va bene così. Una nuova normalità che negli ultimi anni qui in Umbria, con i suoi recenti eventi alluvionali “non ordinari” (2005, 2008, due nel 2010, 2012 e 2013 ), e le sue tre emergenza siccità (2003, 2007, 2012) è ormai percepita come consuetudine. E poco importa che climatologi e metereologi confermino per il futuro un aumento in frequenza ed intensità di questi eventi “estremi” e che il solo impatto economico diretto, a seguito delle alluvioni di questi ultimi 10 anni, sfiora il miliardo di euro (tra danni e perdite al patrimonio pubblico e privato). Tutto ormai viene considerato normale, lo sappiamo, lo sanno quelli dei comitati locali ed i tanti cittadini. Sanno tutti che gli eventi si ripeteranno, non sanno quando, non sanno come, ma sono coscienti, tutti, che torneranno a ripetersi.

Altrove già piove di nuovo, è normale, si sa, e la gente in altre regioni ci muore per via di un argine di polistirolo disgregato da un fiume come i giocattoli dei bambini, e di nuovo il minuto di silenzio per le vittime e di nuovo la colpa e del dissesto, mai di un politico o di un progettista, di un professore che ha dato il via libera, della commissione apposita di scienziati, come la “Grandi Rischi” tutta assolta a L’Aquila (ma allora perchè convocarla e pagarla? Perchè decidere sulla scorta di opinioni di cui non sono responsabili?).

E’ così in tutta la nazione ed Orvieto non fa eccezione, la resa sembra istituzionalizzata. Sappiamo che il Paglia può esondare così le istituzioni, per star tranquille, sanno telefonare un allarme a centinaia di famiglie ed aziende e poi facciano quel che vogliono, vadano da amici e parenti, vadano nei due centri di accoglienza, vadano mentre il fiume travolge un territorio trascurato e protetto solo sulla carta.

Noi però non ci arrendiamo, e non vogliamo che le istituzioni ribaltino responsabilità e colpe sui cittadini per poi gridare all’emergenza ed all’imprevedibilità, per poi parlare di “calamità”. In occasione di questa giornata chiediamo all’assessore Custolino ed al Sindaco Germani d’intervenire in commissione e spiegare perchè i soldi stanziati non sono serviti a completare le opere di messa in sicurezza e quali azioni il Comune intenda porre in essere a tutela dei propri cittadini.

E’ doveroso non lasciar sopire la faccenda con il solito inutile minuto di raccogliemento e con le parole di solidarietà, è doveroso mettere in sicurezza il territorio, è doveroso chiarire la catena delle responsabilità.

Gruppo Consiliare M5S Orvieto

Qui di seguito il testo dell’interrogazione Continua a leggere 12 novembre, secondo anniversario

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