Archivi categoria: MoVimento 5 Stelle Orvieto

Aggregazione abbandonata

PARCHI E SPAZI DI AGGREGAZIONE DEVONO ESSERE RESI VIVI E NON ABBANDONATI.

Come fossero tessere di mosaico calate dall’alto nel disegno incompleto di quello che una cattiva politica chiama suburbio, e che in realtà rappresenta vita e casa di molti cittadini, i nostri spazi di aggregazione sono troppo spesso lasciati nell’abbandono, nell’incuria e nella mancanza di iniziativa che purtroppo quando non nasce dal basso per un senso di appartenenza ed una coscienza civica, che qualche quartiere a e qualche altro meno, Deve necessariamente essere portata da una esemplare amministrazione che non trinceri dietro un lassismo e a demandare ad una sussidiarietà orizzontale talvolta abusata nella ripartizione dei fondi e certamente male intesa.

Con l'erba alta i pericoli per i bimbi restano nascosti
Con l’erba alta i pericoli per i bimbi restano nascosti

Le aree gioco per i bimbi immerse nell’erba alta sotto il sole sono plastica rappresentazione di questo che è più di un problema che, al netto dei tanti proclami, descrive il corso di una intera amministrazione che non sa guardare all’aggregazione fuori dalle bocciofile, a famiglie, giovani e futuro.

La Regione fanalino di coda

L’UMBRIA È LA REGIONE DEL CENTRO NORD MAGGIORMENTE IMPOVERITA.

E così mentre i soliti espertoni dell’analisi politica cercano di dare delle risposte e felpate a giustificare un risultato elettorale fatto di giustificata volontà di rinnovo, l’Istat ha diffuso il nuovo dato sulla povertà relativa e la situazione in Umbria è sempre più drammatica. Non solo con il 12,6% la nostra regione è ultima in tutto il centronord con un dato più che doppio rispetto alla vicina Toscana, ma per la prima volta il dato umbro è più alto della media nazionale. Continua a leggere La Regione fanalino di coda

Ancora nessuna convocazione dell’osservatorio dipendenze

IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI E NOI LASCIAMO “DORMIRE” L’OSSERVATORIO DIPENDENZE.

Orvieto il comune capofila della zona sociale 12 della nostra regione e dovrebbe ospitare un attrezzato osservatorio contro le dipendenze vecchie e nuove ed oggi, nella Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico di stupefacenti , le mancate adunanze e convocazioni di tale importante strumento fanno ancora più male. Ricordiamolo che la tossicodipendenza continua a essere una grave minaccia per la salute pubblica in Europa: ogni anno si registrano fra 7000 e 8000 vittime di overdose. Il fenomeno sta cambiando volto in Europa: aumentano infatti i problemi connessi all’uso di sostanze stimolanti, come la cocaina, mentre nuove sostanze fanno la loro comparsa sul mercato europeo.
La prevenzione dell’uso di droghe e l’offerta di trattamenti efficaci per l’abuso di stupefacenti sono i pilastri della risposta dell’Europa a questo problema. Un’importante novità rispetto agli anni Novanta è stato il potenziamento delle terapie per prevenire decessi e infezioni virali fra i tossicodipendenti. Nell’UE almeno un milione di persone all’anno ricevono un trattamento per problemi di tossicodipendenza, mentre a chi fa uso di stupefacenti sono distribuiti fra 50 e 100 milioni di aghi e siringhe puliti.
La situazione è migliorata non solo sul piano quantitativo ma anche qualitativo. Oggi gli interventi si basano su prove più solide che in passato e la valutazione è diventata un elemento fondamentale della politica antidroga in molti paesi. Lo stesso avviene anche a livello europeo, dove la strategia dell’Unione europea in materia di droga (2005€“2012) è attualmente oggetto di una valutazione esterna. L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) contribuiscce alla valutazione con una relazione che illustra i principali cambiamenti registrati in questo periodo nel settore delle tossicodipendenze e nelle politiche adottate dai governi nazionali.

Ed anche gli osservatori locali come il nostro posso fare molto, soprattutto sollevando la questione dell’impatto delle nuove Smart drugs in diffusione locale e sull’impatto sociale se ne deriva contribuendo così alle scelte di decisioni politiche sul territorio che possano creare ostacolo alla diffusione e creare le condizioni di rimozione delle cause di dipendenza.

Tuttavia c’è bisogno non solo della volontà ma anche della capacità organizzativa che in questo momento il comune capofila sembra davvero non avere nonostante le (nostre) pressanti richieste.

Acqua bene comune

L’ ACQUA NON É OGGETTO DI MERCIFICAZIONE!
Il nostro Ministro all’#ambiente Sergio Costa: Acqua bene comune e diritto umano essenziale: non solo parole. Oggi a #Lussemburgo come italiani abbiamo posto le basi per una nuova normativa Europea.

Sergio Costa ministro ambiente m5s per l'acqua pubblica

Noi la pensiamo esattamente allo stesso modo ed abbiamo proposto molte iniziative in tal senso a partire da quando nel 2014 fummo esclusi dai ballottaggi.

L’attuale sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, infatti in risposta alla domanda precisa posta dal ‪#‎M5S‬ prima dei ballottaggi assicurò che avrebbe lavorato per tornare a rendere pubblica l’acqua degli orvietani.

«La cosiddetta privatizzazione era disciplinata da una legge dello Stato e fu, a fine anni ’90, un processo ineludibile. Ora, non solo la volontà popolare espressa dal referendum va rispettata, ma è nostra convinzione che oggi ci siano le condizioni per poter ritornare a soluzioni “in house” che garantiscano un buon servizio ad un prezzo adeguato. Ci lavoreremo, perché siamo convinti della validità di questa azione.» (Giuseppe Germani, alla vigilia del ballottaggio 2014 in cui fu eletto Sindaco di Orvieto)

Guardando al 2019 quello dell’acqua pubblica e certamente uno degli argomenti nel quale abbiamo più di qualche cosa da poter vantare, a differenza di tanti altri.
#Orvieto2019

La sfida Csco. Dalla mozione M5S a buoni risultati e grandi prospettive

PUO’ UNA “PARTECIPATA” DIVENTARE UN VOLANO PER LA CITTÀ? NOI CI AVEVAMO SCOMMESSO.

Il Centro Studi Città di Orvieto in occasione della chiusura del bilancio esercizio 2017, ha presentato alla Città il programma delle attività ed i progetti per il prossimo futuro. Eravamo abituati a tutta una’altra impostazione della precedente gestione del CSCO e con risultati decisamente peggiori. Tanto di essere arrivati al punto di voler ribaltare l’impostazione perché qual è il comune si trovava a dover scegliere se andare verso la liquidazione oppure sostenere economicamente il centro stesso oltre che con le infrastrutture e, talvolta, anche con impegni straordinari. Accogliemmo la sfida. Con una delle nostre prime iniziative, la proposta denominata la nuova linfa per il CSCO, che è una vera e propria invasione di campo dato che spostava dal Consiglio Comunale ognuno nel proprio ordine di servizio su come impostare i nuovi corsi procedendo a coniugare assieme alla mission tradizionale del Centro studi, con la Summer School e le altre attività in favore degli studenti università straniere, anche le iniziative di formazione continua obbligatoria per i professionisti del nostro territorio in modo da avere una apertura nuova e diversa sul locale ed avere una base minima non dipendente dai flussi stranieri che, soprattutto in quel periodo, potevano soffrire di quelle dinamiche internazionali legate ai fenomeni terroristici.

Naturalmente tale visione politica non fu colta al volo da tutti gli operatori e da quelle che vengono definite classi dirigenti tuttavia il rinnovato consiglio di amministrazione fece propria questa proposta e la introdusse negli statement, cioè nelle dichiarazioni di presentazione, della nuova governance della nostra partecipata. Oggi A distanza di 4 anni abbiamo visto che questo tipo di impostazione in questo caso ha dato i suoi frutti.

Fossero state colte alla stessa maniera iniziative come il Cluster industriale a Fontanelle di Bardano per il centro del made in italy, la gestione del titolo minerario tione, il centro di recupero rifiuti elettrici ed elettronici negli spazi dell’ex consorzio crescendo , la proposta di viabilità per la rupe, l’avvicinarsi alla condivisione delle produzioni con il teatro stabile dell’Umbria e quelle decine di altre iniziative portate avanti da Lucia vergagli forse la nostra base di occupati e le condizioni economiche locali non sarebbero le stesse di adesso con il triste primato riportato dai dati di opencoesione che non ci vede esattamente tra i primi per finanziamento europeo dei progetti pro capite, né per numero assoluto dei progetti e neppure per la capacità di attrarre investimenti.

Registriamo quindi delle parole di Matteo Tonelli , il presidente del centro studi città di Orvieto , non solo il senso che adesso si può scegliere se galleggiare o investire ma soprattutto la spinta a guardare ad una politica territoriale diversa che non resti a fissarsi l’ombelico e si proponga di aprirsi a quanto potrebbe e nuove economie.

Infine sottolineiamo dall’intervento la nostra portavoce proprio sui banchi dal centro studi che le risorse infrastrutturali non vanno squalificate e svalutate mettendole a disposizione a macchia di leopardo ma bisogna immaginare la città viva e vitale con i propri organi come il CSCO ben collegati tra loro e connessi al tessuto culturale, sociale, imprenditoriale e soprattutto lavorativo del territorio con il comune che funga da facilitatore oltre che da controllore. Invece la fretta che sta dimostrando l’amministrazione in quest’ultimo anno, assegnando in modo gratuito spazi e permessi oltre che le gravi carenze dei bandi per Belvedere o Palazzo del Popolo ad esempio, ci lascia davvero l’amaro in bocca perché è il contrario di ciò che necessita la città se si vuole che diventano davvero un volano per la nostra economia e per il nostro sviluppo.

Coworking dimenticato

LA STRANA STORIA DI UN PROGETTO DI COWORKING SENZA PROGETTO PRESENTATO PER FAR DISPETTO AL M5S – questa è una storia di impreparazione al cinismo ed eccesso di fiducia da parte del MoVimento 5 Stelle Orvieto che nel primo anno ha lasciato correre troppe volte in presenza dei colpi bassi dei partiti di maggioranza ed ex maggioranza. La storia è sin troppo semplice: durante le vacanze natalizie del 2014-2015, cioè nei primi sei mesi di attività consiliari di Lucia vergaglia, in risposta ad una domanda precisa del giornalista Lattanzi di La Nazione la capogruppo del Movimento ha risposto anticipando le prossime e successive iniziative tra le quali l’idea di utilizzare precisi spazi coinvolgendo precise risorse per attivare delle iniziative di coworking sulla scia di quelle che erano nate a Foligno in quello stesso periodo, anche se basate su un modello leggermente diverso, e questo uscì sul giornale. E così pochi giorni dopo fu depositata da parte di di una mozione speculare in cui si chiedeva da parte del consiglio comunale alla Giunta di Giuseppe Germani di attivare un non meglio precisato Orvieto co-Working Project. Noi chiedemmo conto naturalmente e per tutta risposta apparve per la prima volta La fantomatica compagine dei giovani democratici.

Diciamo fantomatica perché da allora, cioè da 3 anni e mezzo fa, non le abbiamo né visti né sentiti più e le loro opere ed opinioni non sono mai più venute alla cronaca cittadina in maniera così evidente da essere note e riportate dalla stampa locale, discussa i social oppure come in questo caso riportate in consiglio comunale. Eppure non sarebbe dovuto essere così per un semplice motivo:sono passati 3 anni e del Coworking project (pur approvato) nessuna traccia, ma loro che dovrebbero essere i più da allora di questo, come di altro, hanno taciuto.
Spiaggia perché gli unici che ci hanno perso sono quei giovani e fidati che non hanno potuto godere per questi tre anni dell’esperienza e dei vantaggi di un coworking territoriale ed al tempo stesso e il territorio che si è trovato privato della possibilità di sviluppare giovani e freschi energie che, se non assorbite da qualche privato , hanno dovuto comunque allontanarsi dal territorio.

Insomma l’ennesima occasione persa e, secondo noi, per una semplice questione di esercizio di un predominio territoriale cioè in pratica per fare un dispetto al Movimento 5 stelle agendo non per risolvere problemi concreti ma in maniera tribale.

Il rapporto Coldiretti va declinato in chiave territoriale

FAMIGLIE SEMPRE PIÙ IN DIFFICOLTÀ. Secondo quanto emerge da un rapporto di Coldiretti l’anno scorso (2017) 2,7 milioni di persone in Italia per poter mangiare sono state costrette a ricorrere all’aiuto altrui. Nel rapporto viene inoltre sottolineato come sempre più “nuovi poveri” (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) ricorrano alle mense per indigenti o ai pacchi alimentari. Tra le categorie più deboli figurano 455mila bimbi di età inferiore ai 15 anni, 200mila anziani over 65 e 100mila senza fissa dimora.

Contro la povertà è attiva una nutrita rete di solidarietà, con molte organizzazioni operanti nella distribuzione degli alimenti, dalla Caritas Italiana al Banco Alimentare, dalla Croce Rossa Italiana alla Comunità di Sant’Egidio”, ha notato la Coldiretti. Si contano infatti 10.607 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 197 enti caritativi ufficialmente riconosciuti dall’Agea, che ha il mandato di occuparsi della distribuzione degli aiuti.


Nell’orvietano la costellazione del volontariato è estremamente variegata (anche se talvolta sottotraccia) e sostenuta trasversalmente dalla popolazione e dalle forze politiche tuttavia il problema continua ad aggravarsi e la situazione non migliora. Non stupiscono quindi le cosiddette guerre tra poveri in cui si osservano spaccati sociali nei quali a causa dell’evidente difficoltà si cerca un nemico ed un colpevole come può capitare oggi nei confronti degli immigrati e dei richiedenti asilo e protezione dei progetti Sprar, mentre domani potrebbe essere qualche altra categoria sociale più o meno fortunata. Il problema sussiste e la questione va affrontata sia legalmente che attraverso strategie nazionali a cominciare dai progetti di reddito di cittadinanza e di tutela della lavoro avanzati dal Movimento 5 Stelle e non solo. Oltre a questo è sacrosanto anche quanto ribadisce la Coldiretti in termini di lotta allo spreco ed anche su questo siamo in prima linea e vanteremmo il primo protocollo antispreco (Last minute market) presentato nel nostro comune ma, come ripetiamo sempre, l’importante è realizzare piuttosto di metterci la firma.

Desertificazione e siccità

ORVIETO. IN 15 ANNI BEN SETTE ALLUVIONI E QUATTRO SICCITÀ. Lucia Vergaglia (M5S): 《Numeri non sostenibili. Se il Trend non si inverte si rischiano in pochi anni una prima perdita del suolo utile e sul lungo periodo una vera e propria desertificazione simile alle aree più esposte delle nostre “Crete” ed il dramma è che, localmente e come dice lo stesso sindaco Germani, manca un vero e proprio piano a fronte delle ricorrenti siccità.》

Oggi esattamente come ogni anno il 17 giugno si celebra la Giornata Mondiale per la lotta contro la desertificazione, istituita nel 1995 (Risoluzione dell´Assemblea Generale delle Nazioni Unite A/RES/49/1995) per sensibilizzare l´opinione pubblica in materia di cooperazione internazionale per combattere la desertificazione e gli effetti della siccità .

La desertificazione spesso deriva dalla siccità e dalla carenza di acqua, ma le cause più significative sono rappresentate dalle attività umane: le coltivazioni intensive che esauriscono il suolo; la gestione scorretta delle risorse idriche; il sovrapascolamento del bestiame che elimina la vegetazione; l’abbattimento degli alberi, che trattengono il manto superficiale del terreno.
Le conseguenze della degradazione del suolo si riflettono sia sull’ecosistema che direttamente sulle condizioni di vita umana, per esempio accrescendo l’incidenza di povertà , carestie, esodi migratori, tensioni politiche, economiche e sociali.

Va detto che nell’orvietano abbiamo visto negli ultimi 15 anni un alternarsi di siccità ed alluvioni preoccupante, oltre all’abbandono della terra che è uno dei fattori di rischio di tipo antropico. Inoltre alla domanda specifica sull’ esistenza di un piano per la gestione di questo problema della siccità Il sindaco ha risposto che in realtà manca.

La desertificazione è una minaccia per le terre aride e semi-aride delle aree più povere del pianeta, che sono anche le più vulnerabili ai cambiamenti climatici; ma sono più di 110 i paesi potenzialmente a rischio di desertificazione. Anchle l’Italia è stata inclusa nei paesi potenzialmente soggetti a fenomeni di desertificazione, tanto che il tema è pienamente trattato nella Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico in via di completamento. Ma senza che questa spinta aperta dagli enti territoriali sarà possibile avere risposte di lungo periodo e soprattutto adeguate ai singoli territori?